lunedì 23 luglio 2018

PERGUSA, DAL MITO CLASSICO A QUELLO DELL'"INDIANAPOLIS D'EUROPA"

Il circuito di Pergusa
in alcune gare dei primi anni di attività.
Le fotografie sono tratte dagli archivi
dell'Assessorato Regionale al Turismo, Sport e Spettacolo
"La superba pista del magnifico autodromo di Pergusa da qualificati tecnici dell'automobilismo è stata definita per le sue caratteristiche tecniche e costruttive il più importante autodromo d'Italia e d'Europa.
La pista, con curve larghissime e con uno sviluppo planimetrico di cinque chilometri intorno al lago, ha infatti un vantaggio rispetto agli altri: quello di offrire la visibilità su tutto il percorso e di seguire l'andamento della gara.
Gli autodromi di Monthlery a 25 chilometri da Parigi e quello di Nurbur Ring in Germania e di Indianapolis negli Stati Uniti d'America hanno uno sviluppo più o meno di forma rettangolare e la gara può essere seguita solo in alcuni tratti.
La creazione all'interno dell'Isola di questo potente incentivo in un momento in cui sempre più vengono limitate le gare su strada, per i continui incidenti accaduti in Italia ed in altri Stati, è per la Provincia di Enna e per i centri vicini una sicura garanzia, perché le gare automobilistiche in Italia saranno organizzate a Monza e a Pergusa, chiamata anche l'Autodromo del Sud..."


Con questa ottimistica previsione - in seguito in buona parte smentita dai fatti - il presidente dell'Azienda Provinciale al Turismo di Enna, Enrico Caccamo, descrisse nel 1960 le prospettive del neonato autodromo di Pergusa.
Nel 1953, lo stesso Vincenzo Florio aveva accolto con entusiasmo la costruzione dell'impianto ennese, attribuendogli il ruolo di futura "Indianapolis d'Europa".
La creazione della pista ebbe inizio nel 1951, su impulso della Regione Siciliana e dell'amministrazione locale di Enna, guidata dal sindaco Paolo Savoca
Il tracciato, lungo 4.800 metri, fu ricavato dalla strada che costeggiava le rive del lago: ne uscì fuori un circuito quasi perfettamente ovale, rallentato da una sola chicane.
Il rombo dei motori e l'odore di benzina ruppero così l'evanescente idillio locale della leggenda di Ade e Proserpina, sollevando le critiche di ambientalisti e cultori della storia della Sicilia, come il francese Pierre Sèbilleau

"Le macchie rosse delle zolfare mostrano che Ade non è lontana.
E ancora più presente è al lago di Pergusa, circolare, rossastro, mefitico, le cui rive, per colmo, si è trovato modo di disboscare per costruirvi un autodromo!"


Il 3 giugno del 1962, il circuito ospitò la prima edizione del Gran Premio del Mediterraneo, riservato alle auto di Formula Uno ( all'epoca, queste vetture gareggiavano anche in gare non valide per il campionato del mondo, dando prestigio a circuiti esclusi dal calendario iridato ).
Vinse Lorenzo Bandini su Ferrari, precedendo l'altro pilota della scuderia modenese, Giancarlo Baghetti; l'anno successivo, ancora la Ferrari colse la vittoria con John Surtees, una coppia che l'anno successivo avrebbe conquistato il titolo mondiale.
Pergusa diventò in quegli anni pista di gara per i più forti piloti allora in attività, prestigioso contraltare su pista della blasonata Targa Florio.
Nel 1964, dopo 60 giri la vittoria andò a Joe Siffert su Brabham, alla vertiginosa media di 288 chilometri orari. 
Lo svizzero si impose sul grande Jim Clark, in gara su una Lotus. Quella gara passò alla storia per l'incidente che coinvolse Mike Hailwood, il campione delle due ruote distintosi anche sulle vetture da corsa.


La Lotus BRM dell'inglese uscì di strada, finendo nel lago: l'episodio, che si risolse senza conseguenze fisiche per il pilota, rimane ben impresso nelle memorie agonistiche del circuito.
Negli anni successivi, l'autodromo ennese ospitò gare di Formula 2 e Formula 3000.
Fra i tanti piloti che hanno impugnato il volante sull'ovale siciliano, si ricordano Jackie Stewart, Jochen Rindt, Renè Arnoux, Clay Regazzoni, Keke Rosberg ed Henry Pescarolo.
Da qualche anno, l'autodromo di Pergusa vive una situazione di stallo, legata ai lavori di adeguamento richiesti dalle federazioni internazionali degli sport motoristici: il via libera alle autorizzazioni potrebbero rilanciare l'attività di quella che si vagheggiò poter essere addirittura l'"Indianapolis europea".



mercoledì 18 luglio 2018

L'OTTOCENTESCO SCRIGNO DEL CIRCOLO DI CONVERSAZIONE A RAGUSA IBLA

Riposo dopo il tramonto estivo
di un socio del Circolo di Conversazione,
a Ragusa Ibla.

Fotografie di ReportageSicilia
"Le ampie sale come neri antri, i divani accostati alle pareti non ospitano nessuno... uno spazio adatto a ospitare il vuoto, il niente, uno spazio bellissimo, incantato..."

Così, nel 1984, Enzo Siciliano descrisse il metafisico aspetto del Circolo di Conversazione di Ragusa Ibla, costruito in forme doriche-romane nel 1830 con l'intento di diventare esclusivo luogo di incontro fra notabili e aristocratici locali.
Ancora oggi, il Circolo - con il suo fregio scultoreo dell'aquila aragonese affiancata da leoni - è un edificio riservato a poche decine di soci.


Tutti gli altri - ragusani senza blasone e turisti - possono solo occhieggiare dalla strada le sfarzose sale interne: vi si scorgono ambienti che sono sopravvissuti intatti al trascorrere di oltre un secolo e mezzo di storia.
Si intravedono così i divani in damasco rosso, gli specchi con le cornici dorate, i lucidissimi pavimenti marmorei, i soffitti affrescati ed un florido giardino interno.




Il luogo - magnificamente incastonato su un angolo della scenografica piazza Duomo - ha finito con l'attirare in passato troupe cinematografiche e televisive ( "Divorzio all'italiana", "Gente di rispetto", "Giovannino", "Il commissario Montalbano" ).
Oggi, il Circolo di Conversazione di Ragusa Ibla continua ad essere un esclusivo scrigno che riunisce gli ultimi esponenti di famiglie un tempo proprietarie di fortune principesche e di prestigio sociale.
Qui, ha scritto Giuseppe Fava nel 1980, i soci del Circolo sembrano incontrarsi per perpetuare ancora il "ciclo di una storia tragica, feroce e fantastica".   
    

PASSAGGIO DI UN'ANZIANA DONNA DINANZI PALAZZO GAGLIARDO

Fotografia di Josip Ciganovic,
opera citata
Pubblicata sul numero 82 della rivista "Sicilia" edita da S. F. Flaccovio nel dicembre del 1977, la fotografia di Josip Ciganovic illustrò un articolo di Tommaso D'Alba intitolato "Le Madonie".
L'immagine ritrae un'anziana donna che incrocia l'obiettivo di Ciganovic sulla quinta edilizia dei cantonali di palazzo Gagliardo, a Polizzi Generosa.
Nel suo reportage, D'Alba espone le caratteristiche ambientali, storiche ed economiche delle Madonie, aggiungendo qualche notazione di carattere sociologico ancor oggi non del tutto superata dai cambiamenti culturali:

"Durante il giorno, se il tempo è buono, i paesi sono deserti, e specie d'estate, restano custoditi soltanto dai vecchi i quali, a gruppi, stazionano a chiacchierare sui sedili delle piazze o dinanzi la bottega del barbiere, commentando le cronache attinte dall'unica copia di giornale che passa, durante il giorno, per centinaia di mani e che la sera è già diventato logoro come la carta moneta dopo lunga circolazione.
Soltanto a mezzogiorno, mentre il sole cocente cade a picco sulle strade e le piazze deserte, li vedi interrompere le loro dispute e correre a casa a prendere un 'muzzicuni di pani'..."


L'ELOGIO DI SCIASCIA PER IL GIUDICE ANTIMAFIA "CAPACE DI PATIRE"

Cesare Terranova in una fotografia
pubblicata da "Cesare Terranova in memoria",
opera citata
Il giudice Cesare Terranova ed il suo fidato agente di scorta, Lenin Mancuso, vennero uccisi dalla mafia a Palermo il 25 settembre del 1979.
Nel 1982, sotto il patrocinio dei comuni di Castellana Sicula, Petralia Soprana, Petralia SottanaPolizzi Generosa e Scillato, Arti Grafiche Siciliane diede alle stampe un libretto che raccolse interviste giornalistiche ed interventi svolti da Terranova in qualità di componente della Commissione Parlamentare d'Inchiesta sulla Mafia ed il ricordo di colleghi magistrati.
La prefazione dell'opera venne affidata a Leonardo Sciascia, che la consegnò per la stampa nell'agosto del 1982 ( pochi giorni prima l'omicidio, sempre a Palermo, di Carlo Alberto dalla Chiesa e della moglie, Emanuela Setti Carraro ).
Sciascia - all'epoca convinto sostenitore delle battaglie garantiste del partito radicale - così ricordò la capacità di Cesare Terranova di giudicare con rigore, pur conservando la capacità di valutare le accuse "con compassione"

"L'assassinio di Cesare Terranova assume addirittura carattere di prevenzione.
Dopo essere stato in Parlamento per due legislature, Cesare Terranova stava per tornare al suo ufficio di magistrato.
Fu assassinato, assieme al maresciallo Mancuso che per anni gli era stato vicino, prima che vi tornasse: nella certezza che a Palermo, nell'amministrazione della giustizia, vi sarebbe stato un nemico accorto e implacabile della mafia; e, per di più, un nemico che, attraverso l'esperienza di membro della commissione parlamentare d'inchiesta sulla mafia, aveva acquisito una visione del fenomeno in tutta la sua complessità, in ogni sua diramazione...
Per essere stato implacabile e acuto nemico della mafia, Terranova sarà sempre ricordato.
O almeno fin tanto che in questo nostro paese ci saranno 'dignitose coscienze e nette'.
Ma qui ed ora io voglio anche ricordare il suo essere giudice non solo nell'accusare e nel colpire ma anche nell'assolvere, nel liberare.
Due casi mi sono trovato a seguire da vicino in cui persone indicate come colpevoli sono state da lui riconosciute, per come erano, innocenti.
E non era facile.


Terranova, a destra,
ritratto insieme a Carlo Alberto dalla Chiesa.
La fotografia è tratta da "Epoca-I grandi documenti",
pubblicato nel 1979 da Mondadori
Gli ci voleva il suo 'candore' per arrivare a tanto, la sua capacità di far tabula rasa di prevenzioni e pregiudizi, la sua prontezza a cogliere, al di là delle apparenze, gli elementi della verità.
E credo che il sentimento in lui più forte fosse quello della compassione, nel senso più vero: di soffrire con gli altri, di soffrire con le vittime, di 'patire con quelli che patiscono'.
E molti giudici si possono ricordare duri a misura di giustizia; ma pochissimi, credo, capaci di 'patire con quei che patiscono'".

domenica 1 luglio 2018

IL RIPOSO TRAPANESE AL "BAGNO DEI PARRINI"

Fotografia ReportageSicilia
La seicentesca Torre di Ligny si staglia maestosa ed elegante sugli scogli rocciosi della punta più ventosa di Trapani.
E' uno dei luoghi "minori" della Sicilia che però offrono occasione di vera suggestione, soprattutto al tramontare del sole.
A poca distanza dalla Torre, la scogliera si distende verso Est in un belvedere che degrada verso il mare.
Qui, i bagnanti possono immergersi all'interno del "bagno dei parrini", cioè dei "preti": una conca d'acqua formatasi tra le basse rocce rivestite da un tappeto multicolore di alghe.
Il curioso nome di questa piccola piscina naturale prende probabilmente origine dalla vicinanza con la semidiruta chiesa di San Liberale, costruita nel Seicento per volontà delle corporazioni cittadine dei corallari.
Il luogo è frequentato da chi non vuole perdersi l'occasione di una giornata di mare a poca distanza dal centro urbano di Trapani.
La bassa scogliera offre l'occasione di un comodo bagno; oppure - come nel caso della donna ritratta nella fotografia che accompagna il post - di un riposo temperato dalla brezza del vento e dall'odore del salmastro.

BASSA MORALE ED ECCESSI DELLA SICILIA SECONDO LA GUIDA ALLEATA

Pannello maiolicato a Mazara del Vallo.
Fotografia ReportageSicilia
"Nel siciliano sono mischiate molte delle razze che l'hanno conquistato.
Egli ha una struttura più piccola dell'italiano medio.
La sua carnagione è scura, e i capelli sono di solito neri, sebbene nelle aree del sud-est non sia raro trovare persone con capelli chiari e occhi blu.
La maggior parte degli abitanti è cattolica, e molta devota ai santi, le cui ricorrenze sono festività.
Esse sono tuttavia segni di una fede devota.
Ci sono quasi quattro milioni di abitanti nell'Isola.
Il 60 per cento vive entro una distanza di sei miglia dal mare.
Palermo è la capitale, con una popolazione di 340.000 abitanti.
Catania, la seconda città più grande, ha 240.000 abitanti.
Messina 120.000 abitanti.
Nessuna delle rimanenti città ha una popolazione che supera i 50.000 abitanti, che è la popolazione di Maidstone o Carlisle.
Il territorio è diviso in nove province.
Sebbene il tasso di natalità sia più alto in Sicilia che in Italia, l'emigrazione ha reso l'aumento della popolazione piuttosto inferiore rispetto all'Italia continentale.
La moralità è superficialmente molto rigida, essendo basata sulla religione cattolica e sull'etichetta spagnola del periodo borbonico; essa è in realtà a un livello molto basso, soprattutto nelle aree agricole.
Il siciliano è ancora, tuttavia, noto per l'estrema gelosia nei confronti delle sue donne, e in un momento di eccesso fa ancora ricorso al coltello"

Anonimo, "Soldier's guide to Sicily", 1943
da "Guida del soldato in Sicilia"
con un testo di Andrea Camilleri 
Sellerio editore Palermo, 2013

LE SUCCOSE GHIRLANDE BAROCCHE DI MARSALA

Fotografie ReportageSicilia
"Di succoso barocco provinciale, anche per l'uso del vivo tufo", definì Giuseppe Bellafiore la facciata della chiesa del Purgatorio di Marsala, nel saggio "La civiltà artistica della Sicilia" ( Le Monnier, 1963 ).



Nelle tante variabili artistiche presenti nell'Isola, il barocco di questa chiesa - oggi destinata ad eventi culturali - offre la particolarità di un prospetto scandito da quattro colonne tortili, che ad un certo punto maturano ridondanti ghirlande di mele, uva, limoni ed altri frutti: un tema iconografico tipico dello stile del periodo, qui ravvivato dalla calda luce del tramonto marsalese.