sabato 30 marzo 2019

LA SICILIA ALLA ROVESCIA DI SANTUZZA CALI'





SANTUZZA CALI'
disegni tratti dalla rivista "Sicilia" dell'ottobre del 1972




venerdì 29 marzo 2019

IL VOLO SULL'ISOLA DI GESUALDO BUFALINO

Fotografie di ReportageSicilia

"Bisognerebbe volarci sopra, sull'isola, e abbracciarla con una sole veduta nel prisma intero dei suoi colori: il bruno delle montagne, il grigioferro delle sciare, il 'colore del vino' del mare, il giallo delle sabbie, l'insolente azzurro del cielo, il verdecupo dei castagni, il verdeargento degli ulivi, il verdeoro della Conca d'Oro...
E ancora - ha scritto Gesualdo Bufalino in "L'isola nuda" ( Bompiani, 1988 ) - l'arcobaleno dei fiori, il biondo delle chiese e del grano, il candore delle cave e delle saline, il bianco-polvere delle trazzere...





Bisognerebbe, volando a una quota minore, assecondarne studiosamente il profilo: l'alternanza di rilievi e di vallate, di splendori, ombre e foschie...
Il gioco alterno di rientranze e sporgenze, di rive, scogli e speroni...
Le geometrie disegnate dall'aratro sulle colline, dal vento delle dune, dall'onda sugli arenili; contare la manciata di isolotti minori sparsa a piene pugna ai suoi fianchi da un Ciclope seminatore; spiare dall'alto, infine, le inerzie e i moti di quei minimi, incalcolabili puntini neri: il mulattiere che s'arrampica sotto il sole lungo i tornanti di Rocca Novara; il badilante che si riposa al bivio Maltempo sotto l'ombra d'un vecchio carrubbo; il crocchio di berrette scure davanti a una lega di zolfatai, nella piazza di Racalmuto; il morto ammazzato, alle porte di Bagheria, steso su un mucchio di ciottoli, accanto a una moto riversa, la cui ruota gira sempre più lenta nell'aria...




E' paesaggio anche questo, sebbene a terra il sangue s'asciughi veloce, e, con esso, indignazione e memoria.
Basta che scenda la notte e già la Sicilia respira quieta, immemore delle magagne degli uomini.





Se non bastasse ad accusarli tuttora una foresta di antenne, ciminiere, tralicci, tutto un cilicio di spine confitto nella carne dell'isola, del quale è augurabile ch'essa un giorno con uno strattone si liberi, come Gulliver, appena sveglio, dalla fastidiosa rete di Lilliput..."
  

martedì 26 marzo 2019

LE ISTRUZIONI SICILIANE DI OTTAVIO CAPPELLANI


"La Sicilia è come l'America, soltanto più piccola, concentrata, ci vuole meno tempo per comprenderla ma il concetto è lo stesso.
Per questo motivo il Grande Romanzo Americano potrà scriverlo soltanto un siciliano.
Ed è per questo che i siciliani in America hanno avuto la storia che hanno avuto.
Ci si sono trovati proprio come a casa loro.
Isola è la Sicilia e isola è l'America.
Loro hanno i cowboy e noi i campieri.
Loro hanno i mustang e noi i sanfratellani.
Loro lo stetson e noi la coppola ( che è più piccola ).
Loro il winchester ( che serve a sparare lontano ) mentre a noi basta la lupara.
Loro hanno l'harley davidson e noi il vespino 50.
Loro hanno il pick up, e noi l'ape piaggio.
La 'lapa'. Decorata come un carretto siciliano.
Perché se è vero - come lo è - che il pick up è l'evoluzione del carro dei pionieri, la 'lapa' è l'evoluzione del carretto folkloristico, 'pittato' e bardato.
E entrambi puntano sempre verso il 'Far West', l'estremo Occidente.
E se nei pick up fanno bella mostra i fucili nella rastrelliera sul deflettore posteriore, da noi le armi sono 'rappresentate' in mano ai paladini dell'opera dei pupi.
Loro hanno i supereroi, noi abbiamo gli dèi.
Noi abbiamo avuto Omero e loro Stan Lee"

Ottavio Cappellani
"La Sicilia spiegata agli eschimesi e a tutti gli altri"
Società Editrice Milanese, 2019
126 pagine, 12 euro



domenica 24 marzo 2019

CAPO PASSERO, L'ISOLA SCOMPARSA E RIAPPARSA NEI SECOLI

L'isola di Porto Palo di Capo Passero.
Le fotografie sono di ReportageSicilia
Uno dei primi viaggiatori a descrivere il promontorio e l'isola di Capo Passero, nel 1573, fu lo storico e ricercatore Tommaso Fazello.
A lui si deve la notizia secondo cui l'occasionale formazione dell'isolotto - oggi esteso circa 37 ettari, ed alto 21 metri sul livello del mare - era all'epoca legata alla forza delle mareggiate invernali:

"Questa penisola - scrisse Fazello - è molto più che un mezzo miglio di circuito, e di giro, è tutta pietrosa, aspra, piena di balze, e di rupi, e di sassi grossissimi, ha un istmo, o vero stretto che a gran fatica è venti passi, tanto è piccolo e stretto.
La onde avviene, che al tempo del verno, quando gonfia il mare, e rincontrandosi l'onde da ogni parte, lì diventa spesso un'isola..."


Nei decenni successivi - come si legge nel prezioso volume "L'isola di Capo Passero", edito nel 1988 dall'Ente Fauna Siciliana - sia sulle carte nautiche che nei resoconti di viaggiatori, non si rileva traccia dell'isolotto.
Il primo scritto che rende conto della scomparsa dell'istmo che lo collegava stabilmente alla terraferma risale al 1714.
Da una "Relazione historiografica delle città, castelli, forti e torri esistenti ne' littorali del Regno di Sicilia", conservata nell'Archivio di Stato di Torino ed opera di un colonnello di artiglieria - cavaliere di Castel Alfiere - si apprende che:

"Il piccolo canale di mare, che divide detta isola da terra, è tanto secco dalla parte di mezzogiorno, che si può tragittare sopra un cavallo, e però dalla parte di tramontana ponno entrarvi li bastimenti"



In seguito, vari autori e cartografi - da Grevio-Burmann a Bellin, da Michele De Borch ad Arcangelo Leanti - non attestano più la presenza dell'isola di Capo Passero.
Ancora nel 1767, l'archeologo tedesco Joseph Hermann Von Riedesel, diretto da Malta verso le coste siracusane, definì Capo Passero come una "punta di terra" protesa sul mare.
Appena tre anni dopo, l'isola riappariva però agli occhi di Patrick Brydone.
In "A tour through Sicily and Malta", il viaggiatore scozzese scrisse che Capo Passero non era una penisola, come indicato dalle carte nautiche, ma un isolotto deserto e spoglio di vegetazione, separato dalla terra da uno stretto di circa mezzo miglio.
Ha scritto quindi Sebastiano Burgaretta in "L'isola di Capo Passero" che si può dedurre che l'isola prese la sua fisionomia odierna nella seconda metà del Settecento, proprio all'epoca in cui la osservò Brydone.



"Appare perciò strano - ha concluso Burgaretta - che nel 1859 Vincenzo Amico in "Dizionario Topografico della Sicilia", trattando di Capo Passero, scriva '... in lungo e in largo stendéntesi per due miglia ad austro nel mare ed ivi per poco depresso volgesi a sinistra curvato il lido e forma una penisola dove si avanza ad oriente, la quale si ha un circuito di 600 passi ad aspre rupi e caverne...'"  


sabato 9 marzo 2019

LA PROTESTA DEI PASTORI A POGGIOREALE

Fotografie di ReportageSicilia
Lo scorso 15 febbraio, 200 pastori delle province di Palermo, Agrigento e Trapani si sono riuniti in un terreno nelle campagne di Poggioreale, lungo la strada Palermo-Sciacca, per protestare contro i bassi prezzi di vendita del latte imposti dall'industria casearia.
La manifestazione si è svolta nel cuore del Belìce, territorio che ancor oggi sostenta migliaia di persone grazie alle attività della pastorizia.




I pastori siciliani fronteggiano la forza schiacciante delle grandi aziende di trasformazione dei loro prodotti; ma fanno anche i conti con l'incapacità e la difficoltà di dare vita a forme autonome di impresa cooperativa, in grado di valorizzare le produzioni locali e sfidare sul piano della qualità i colossi dell'industria.



SICILIA, L'ISOLA DELLA "STORIA CUMULATIVA"

Fiera degli ovini a San Giovanni Li Greci.
Le fotografie del post sono di Enzo Brai
e sono tratte da "Caccamo, mestieri e lavoro contadino",
opera citata
"L'essere al centro di un'area che è stata una dei fondamentali poli di formazione e sviluppo della civiltà - ha scritto Antonino Buttitta nell'introduzione al saggio di Mario Giacomarra "Caccamo, mestieri e lavoro contadino" ( Cassa Rurale ed Artigiana "San Giorgio", 1988 ) - le molteplicità di culture che per conseguenza ne hanno scandito le vicende storiche, hanno fatto della Sicilia l'isola del mondo.
Nessun luogo quasi certamente ha visto tanti popoli e di cultura tanto diversa.
Nessun paesaggio agrario, contestualmente alla presenza di questi popoli, ai loro bisogni ed ai loro commerci, ha conosciuto così radicali trasformazioni.
Il grano, l'ulivo, la vite, il mandorlo, la canna da zucchero, il frassino, il pistacchio, il cotone, e così via, non hanno mai registrato una presenza costante, ma la loro coltivazione ha oscillato nei diversi periodi.

Trasporto sull'aia dei covoni di grano,
autore citato
Il caso della vite è esemplare: presente nell'antichità, quasi del tutto scomparsa, per ovvie ragioni, in età musulmana, intensamente coltivata nell'Ottocento, grazie soprattutto al successo del Marsala, nuovamente ridotta ai primi del Novecento a causa anche della fillossera, ritornata in auge oggi per il successo incontrato dalla diffusa industrializzazione del prodotto.
Ciò che ha caratterizzato il corso delle vicende storiche dell'Isola, e che di fatto ne ha tessuto la complessa identità, non é comunque solo il notevole mutamento etnico ed economico, ma anche il fatto che parallelamente ad esso, in vasti ambiti, sia orizzontalmente che verticalmente, si sono venuti manifestando consistenti fenomeni di permanenza.
Più che di una storia evolutiva il caso siciliano è quello di una storia cumulativa.

Manufatti del bastaio,
autore citato
I nuovi popoli e per conseguenza le nuove culture, costumi, tecniche, linguaggi, non hanno mai completamente sostituito quelli precedenti, ma a essi si sono venuti a sovrapporre, depositandosi in livelli per certi aspetti impermeabili per altri attraversati da processi osmotici.
Da qui una realtà fortemente stratificata e articolata tanto economicamente quanto socialmente e culturalmente, dove il rischio dello scontro e della discrasia è stato evitato dalla accettazione della diversità, che ha finito per essere avvertita come elemento costitutivo della norma esistenziale e non come una sua violazione..."