venerdì 30 giugno 2023

CALA' ULLOA, IL FUNZIONARIO BORBONICO CHE VOLEVA LIBERARE LA SICILIA DA PALERMO

Veduta di Palermo.
Fotografia
Ernesto Oliva-ReportageSicilia


Nel suo saggio "Palermo", pubblicato nel 1988 da Editori Laterza, lo storico Orazio Cancila ha ripercorso le vicende del capoluogo della Sicilia dal periodo borbonico sino alla vigilia degli anni Novanta dello scorso secolo: un'esame temporale in cui, pur non potendo ancora tenere conto della rilevanza per la storia contemporanea palermitana delle stragi Falcone e Borsellino - datate 1992 - vengono sottolineate le storiche distorsioni comportamentali e culturali della società cittadina.



Cancila evidenzia come già nel 1838 il procuratore generale del re nella città di Trapani, Pietro Calà Ulloa, segnalasse nelle sue relazioni alle autorità borboniche il deteriorato quadro della vita palermitana, proponendo una radicale soluzione del problema:

"Si comprende perché Pietro Calà Ulloa, alto funzionario borbonico, fosse fortemente convinto nel 1838 della necessità di "sradicare, di scardinare la Sicilia intera da Palermo", una città che egli giudicava ancora feudale, lussuosa e corrotta, boriosa e arrogante, popolata da "nobili alteri e potentissimi" e da 40.000 proletari ( "volgo avido e ignorantissimo" ), priva di un ceto medio di commercianti e industriali e ricca invece di magistrati e avvocati "avidi, ignoranti, baldanzosi, immoralissimi", in posizione di "vilissima soggezione a quanti sono patrizii di Palermo". 



Ancora alla metà del secolo - probabilmente proprio a causa dell'elevato numero di nobili che la popolavano e di una diffusa mentalità spagnolesca e antieconomicistica tra i suoi abitanti - essa, più che una città italiana, appariva ad un viaggiatore francese una città spagnola, abitata da gente superba, attaccabrighe, diffidente..."

LETTERINO IACHETTA, L'ULTIMO MAESTRO CERAMISTA DI COLLESANO

Il ceramista di Collesano
Letterino Iachetta al lavoro nella sua bottega.
Fotografia di Josip Ciganovic,
pubblicata nel I volume dell'opera "Sicilia",
edita nel 1961 da Sansoni
e dall'Istituto Geografico De Agostini di Novara
della collana "Tuttitalia"


Durante il suo girovagare lungo le strade della Sicilia a bordo di una spider MG A, alla fine degli anni Cinquanta dello scorso secolo, Josip Ciganovic ritrasse numerosi luoghi e personaggi delle Madonie. A Collesano, il fotografo della Dalmazia ritrasse il laboratorio di ceramiche - lo "stazzuni" - di mastru Letterino Iachetta: uno degli ultimi eredi della secolare tradizione ceramistica locale, così raccontata nel 1966 in "Repertorio dell'artigianato siciliano" ( a cura di Vittorio Fagone, Salvatore Sciascia editore, Caltanissetta-Roma ):  

"Collesano, nella provincia di Palermo, è il centro di produzione ceramica più importante di tutta la zona delle Madonie. Però la prima attività nelle Madonie pare sia stata quella della vicina Polizzi; in alcuni documenti del XV secolo infatti vengono infatti citati alcuni vasi come "burnii di Pulizzi". E' probabile che l'attività ceramica di Polizzi si sia spostata a Collesano, meglio legata alla capitale Palermo e agli altri centri della costa. 



Le officine di Collesano ebbero il loro massimo splendore nei secoli XVII e XVIII; esse si affermarono - soprattutto nel secolo XVIII anche su quelle di Palermo alle quali si ispiravano per le forme ( vasi ornamentali e alberelli in genere ), per i colori e per gli schemi decorativi ( treccia, tralcio, cornice a baccelli del medaglione ) rinascimentali. Rispetto alle ceramiche di Palermo di questo periodo quelle di Collesano hanno solo una nota di giallo, giallo-ferraccia dominante. I più belli esemplari della produzione di Collesano, conservati nel museo di Palermo e in molte collezioni private della stessa città, portano le firme dei maestri Giovanni Saldo da Polizzi e del palermitano Filippo Rizzuto; essi tennero bottega a Collesano nella seconda metà del secolo XVII. Alla decadenza della ceramica ornamentale in Sicilia, avvenuta alla metà del secolo XVIII, non si accompagnò a Collesano quella della ceramica rustica alla quale anzi è probabile si sia diretta l'attività di alcune botteghe. 



Così questa ha avuto una florida vita per tutto il secolo XIX e ancor oggi Collesano continua la produzione di ceramiche rustiche, secondo i tradizionali modelli pieni di arguzia e di severità..."  

SCATTI BAROCCHI DI MELO MINNELLA A SCICLI

Fotografie di Melo Minnella
da opera citata nel post


L'architettura barocca del ragusano, con i suoi giochi di luce ed il virtuosistico e inquieto modellato di figure di pietra - ora beffarde, ora grottesche - è stato oggetto di proficua applicazione da parte dei fotografi dell'Isola. Ne sono esempio i tre scatti di Melo Minnella realizzati a Scicli e pubblicati nel dicembre del 1967 dalla rivista "Sicilia", edita da "S.F. Flaccovio Editore Palermo", ora riproposti da "ReportageSicilia"






Dieci anni prima, Guido Piovene in "Viaggio in Italia" ( Arnoldo Mondadori Editore, Palermo ) aveva notato:

"Noi, viaggiatori d'oggi, troviamo incantevole il contrappunto di queste città barocche, tra Siracusa da una parte, e Gela ed Agrigento dall'altra, in una terra dedicata alla grande arte greca. Gli intermezzi barocchi portano una nota estrosa, un respiro, una breve fuga dal sublime nel capriccioso; il caso e i terremoti, provocando queste varianti, sono stati grandi registi..."


sabato 24 giugno 2023

DIANE SCHUUR ED IL RICORDO PALERMITANO DI FRANK SINATRA

Diane Schuur a Palermo
durante le prove del concerto
in programma
per il "Sicilia Jazz Festival"
Foto Ernesto Oliva-ReportageSicilia


Diane Schuur è una delle protagoniste del "Sicilia Jazz Festival" in corso in questi giorni a Palermo. La cantante e pianista americana si esibisce per quinta volta con l'Orchestra Jazz Siciliana, in quest'occasione diretta dal maestro Vito Giordano. Nel corso delle prove del concerto all'interno del Real Teatro Santa Cecilia - un repertorio che spazia da Count Basie a Gershwin, da Aretha Franklin ai Beatles - la Schuur ha ricordato il suo rapporto di amicizia con Frank Sinatra, che nel giugno del 1987 - dopo avere rifiutato di incontrare alcuni sedicenti cugini palermitani, di Lercara Friddi, di Randazzo e di Valguarnera - fu il protagonista di un memorabile concerto allo stadio "la Favorita" di Palermo.



martedì 13 giugno 2023

LA CAPPELLA DI UN BAGLIO NELLE CAMPAGNE DI MISILISCEMI

La settecentesca chiesa dell'Immacolatella,
nelle campagne trapanesi di Misiliscemi.
Nella foto che segue,
una delle decorazioni ad affresco
all'interno dell'edificio.
Foto Ernesto Oliva-ReportageSicilia


Fra Trapani e Marsala, nel febbraio del 2021 è sorto il nuovo comune di Misiliscemi. Il suo territorio, delimitato da ovest dal litorale che guarda le tre isole Egadi, mostra il legame con una secolare e diffusa produzione olivicola e vitivinicola. Si spiega così la presenza di decine di bagli e di più piccoli edifici - molti dei quali in stato di abbandono - sorti a partire dal Seicento a servizio della fiorente economia agricola. Questi bagli hanno generalmente una forma quadrangolare che, al suo interno, ha scritto Giuseppe Oddo in "Bagli e masserie di Sicilia", volume II, ( Regione Siciliana-Assessorato Agricoltura e Foreste, novembre 2001 ):

"Racchiude un vasto cortile a cielo aperto ( bagghiu ) attorno al quale si dispongono gli edifici funzionali alla conduzione dell'azienda ( stalle, fienili, magazzini, torchi, panetteria, dispensa, dormitoi ) e, in posizione di preminenza, la villa padronale. Spesso vi è anche annessa una cappella"

Una di queste cappelle, perfettamente restaurata, si trova all'interno di quella che oggi si chiama Villa Immacolatella: uno storico baglio riconvertito per attività di accoglienza, destinazione che non ne ha del tutto cancellato l'originario uso agricolo. Il piccolo edificio, costruito agli inizi del Settecento, è dedicato alla Madonna dell'Immacolatella



Costruita in semplice pietra tufacea della zona e affrescata all'interno con raffigurazioni che celebrano le virtù della Madonna, la piccola chiesa è uno dei tanti esempi di architettura rurale trapanese ispirata a più noti modelli urbani siciliani. Più di questi, colpisce oggi per la sua armoniosa collocazione in un paesaggio rurale che ne valorizza le semplici forme architettoniche e d'arte. 


domenica 4 giugno 2023

LA BMW BLU NOTTE, UNICA TRACCIA DELLA SCOMPARSA DI MAURO DE MAURO

La BMW 1600 di Mauro De Mauro
ritrovata a Palermo in via Pietro D'Asaro.
Foto tratta dal settimanale "Tempo"
citato nel post


"Almeno ritrovare la BMW blu notte, a quest'ora sarà molto lontana. La BMW invece è posteggiata a via D'Asaro, in pieno centro della città. La scopre una pattuglia alle dieci di sera. Tutti lì fino a mezzanotte, inquirenti, giornalisti, curiosi che si ammassano e che non sanno nemmeno di che si tratta. Bloccato il traffico, cordoni di polizia e carabinieri, non spingete, indietro, circolare, avanti i cani poliziotto, gli si fa fiutare un maglione che è nell'auto, fanno pochi passi e all'angolo si fermano, non c'è pista. Avanti gli artificieri. Si apre il cofano, attenti, tutti indietro, nulla: due pinne e la maschera. Avanti la scientifica con i suoi strumenti perfetti. Osserva tocca misura fiuta fotografa calcola rileva anche la temperatura dell'olio e del motore, sentenzia: polvere rossiccia, graffi, la macchina è andata lontano, fuori città, in una strada stretta tra i cespugli. A non essere palermitani ci sarebbe da credergli: la macchina ha fatto cinque o sei minuti di strada, da via delle Magnolie e via D'Asaro, lo diranno loro stessi tra qualche giorno. I graffi c'erano prima, la polvere rossiccia è questo scirocco sabbioso che viene dal deserto, che da due giorni avvampa la città e che ora si sta sciogliendo in acqua con un brontolio di tuoni. E' mezzanotte, la pioggia scroscia sugli inquirenti, dirada i curiosi, ammolla i cani.poliziotto, ingorga i tombini a cui il comune non ha pensato, lava le croste sui marciapiede su cui si aggrumano da aprile gelati pestati sputi caramelle sangue e babbaluci, lava la polvere della BMW, rinfresca l'aria. La temperatura cade da 28 a 24 gradi, Palermo si addormenta. Addio Mauro, addio per sempre, pensa qualcuno rivoltandosi tra le lenzuola prima di sprofondare nel sonno pesante" 



In ogni storia di cronaca, e specie in quelle che riguardano vicende rimaste oscure e senza una spiegazione dei fatti, c'è sempre un unico dato di partenza - una persona, più spesso un oggetto - che testimonia l'accaduto, senza tuttavia chiarirne i misteri. Così vale per la scomparsa del giornalista Mauro De Mauro, sparito per sempre a Palermo dinanzi al civico 58 di via delle Magnolie - dinanzi il portone di casa - la sera del 16 settembre del 1970. L'unica traccia rimasta del cronista di "L'Ora" - come magistralmente scritto da Giuliana Saladino nel 1972 in "De Mauro. Mafia anni 70" ( Feltrinelli Editore, Milano ) -  fu la sua BMW 1600 blu notte. L'auto - chiusa e regolarmente parcheggiata - venne ritrovata quasi 24 ore dopo la scomparsa di De Mauro in via Pietro D'Asaro: una stretta strada alberata nel quartiere Zisa, a due passi dalla trafficata via Dante. Da via delle Magnolie, la  distanza è ancor oggi di circa 3 chilometri, da percorrere, a quell'ora, in una decina di minuti: non molti, ma neppure così pochi da non suggerire il dubbio che chi portò via il giornalista avrebbe potuto abbandonare l'auto in maniera più celere. Come è noto, le uniche persone che testimoniarono allora di avere visto il cronista andare via a bordo della BMW in compagnia di due uomini, forse tre, furono la figlia Franca ed il futuro genero. L'auto si sarebbe allontanata bruscamente, segno forse che a guidarla non si trovava De Mauro. Giunse in via Pietro D'Asaro con a bordo ancora il giornalista, o, dopo il suo trasferimento su un altro veicolo o la consegna ad altre persone, vi fu parcheggiata solo dai rapitori o da un loro complice? E se nella vicenda fu coinvolta la mafia, come mai la BMW non venne fatta scomparire del tutto, facendola magari ritrovare bruciata come accaduto nel 1963 per la lupara bianca del boss Salvatore La Barbera? Oggi, il mistero dell'autovettura su cui Mauro De Mauro cominciò il suo viaggio verso la morte sarebbe potuto essere in buona parte svelato dalla tecnologia: telefoni cellulari e videocamere di sorveglianza che spiano le strade avrebbero potuto fornire utili indizi a chi indagò allora. Di quella BMW blu notte impolverata dalla pioggia dello scirocco rimangono alcune fotografie. 



Quella riproposta da ReportageSicilia venne pubblicata il 10 ottobre del 1970 dal settimanale "Tempo". L'immagine accompagnò una indagine a puntate sulla scomparsa di De Mauro curata da Felice Chilanti, cronista del "Corriere della Sera", di "Paese sera" e "L'Ora". I successivi articoli di Chilanti su "Tempo" - un eccellente esempio di giornalismo d'inchiesta, oggi purtroppo poco praticato - portano le date del 17 e 31 ottobre, del 7, del 14 e del 28 novembre e del 12 dicembre.