domenica 2 dicembre 2012

IL MISFATTO DICEMBRINO DI VILLA DELIELLA

Operai al lavoro a Palermo durante le rapidissime operazioni di demolizione di villa Deliella, iniziate il 28 novembre del 1959
e terminate nei primi giorni di dicembre.
La distruzione dell'edificio fu il frutto di una serie di artifici burocratici che avrebbero voluto favorire
una delle tante operazioni di speculazione politico-mafiosa
sotto le gestione amministrativa di Salvo Lima e Vito Ciancimino.
ReportageSicilia ripropone, fra le altre, due fotografie che documentano lo smantellamento dell'edificio realizzato
fra il 1905 ed il 1907 su progetto di Ernesto Basile.
Entrambe le immagini relative alla distruzione della villa sono tratte dal saggio di Michele Russotto "La Sicilia e gli anni Sessanta", edito nel 1989 da Edizioni Anved 

Era l’inizio di dicembre di 53 anni fa quando a Palermo si completò la rapidissima distruzione di villa Deliella.
La squadra di operai aveva iniziato a smantellare i solai dell’edificio liberty di piazza Croci il 28 novembre del 1959. Era un sabato, e la demolizione di mura, maioliche, arredi lignei ed in ferro battuto andò avanti con una frenetica opera di devastazione, così come richiesto dalla gravità del misfatto architettonico da assolvere; il lavoro terminò agli inizi di dicembre, ed al punto che le prime pubbliche denunce sull’accaduto furono pronunciate quando già i picconi avevano causato gravi danni all’edificio.

Il piccone demolitore - entrato in azione per di più senza alcun rispetto delle misure di sicurezza per gli operai - non risparmiò nessun elemento architettonico della villa, in origine abbellita dai tipici elementi dell'architettura Liberty palermitana: ferri battuti, vetrate, maioliche ed arredi lignei andarono distrutti o furono oggetto di vendita al mercato antiquario cittadino
A ragione, le vicende della distruzione dell’edificio sorto fra il 1905 ed 1907 su progetto dell’architetto Ernesto Basile – all’epoca della demolizione di proprietà del barone Franco Lanza di Scalea - sono diventate una delle storie simbolo del malaffare politico mafioso palermitano: non è un caso che un critico come Bruno Zevi abbia ritenuto di doverla raccontare nel saggio “Cronache di Architettura”, edito nel 1971 da Laterza.
E’ noto l’artificio burocratico grazie al quale villa Deliella potè essere cancellata dal paesaggio palermitano, in virtù di un permesso di demolizione frettolosamente concesso lo stesso 28 novembre dall’assessorato comunale ai Lavori Pubblici.

Una veduta di piazza delle Croci con lo sfondo di villa Deliella
degli inizi degli anni Cinquanta,
anch'essa tratta dal citato saggio di Michele Russotto.
La scomparsa dell'edificio rientra nell'elenco delle molte opere architettoniche palermitane di Ernesto Basile andate distrutte: la lista comprende anche i villini Fassini ed Ugo
"Nel 1954 – scriverà Cesare De Seta nel saggio “Palermo-Le città nella storia d’italia", edito nel 1980 da Laterza - su proposta della locale Soprintendenza ai Beni Culturali la villa venne vincolata, essendo una delle superstiti opere del Basile.
Tre anni dopo il Consiglio di Stato revocava il vincolo con una motivazione formalmente ineccepibile: non erano trascorsi i cinquant'anni dalla costruzione dell'edificio, risalente al 1909. Dunque bisognerà attendere che scocchi la fatidica data: ma il proprietario del piccone lesto ovviamente non attese che trascorresse il tempo previsto dalla legge - termine stupido, è inutile dirlo - e demolì la villa.
Il piano regolatore del 1956 aveva vincolato la villa ed il giardino per uso pubblico; ma il piano viene rielaborato e nel 1959 il vincolo a verde pubblico diviene a verde privato.
Il gioco è fatto.
Il sindaco è Salvo Lima e val la pena di ricordarlo".

Il principe Franco di Scalea ( il primo a destra ) ritratto nel 1961 all'interno del Teatro Massimo di Palermo.
Da due anni la villa Deliella - di cui era proprietario -
non esiste più.
Le cronache della demolizione non hanno mai chiarito
il suo ruolo nelle vicende che favorirono
la distruzione dello storico edificio: se cioè il principe Franco di Scalea fu vittima o complice di un possibile progetto speculativo favorito dagli artifici burocratici dell'assessorato comunale ai Lavori Pubblici
Nel 1975, 16 anni dopo la distruzione dell’edificio di piazza Croci, uno degli attori protagonisti di quella commedia burocratica – Vito Ciancimino, nel 1959 alla guida dell’assessorato comunale ai Lavori Pubblici – dichiarò “ineccepibile” l’operato del Comune.
“Non ho tratto alcun vantaggio di nessun genere. Anzi, posso dire – affermò nell’aula del processo per diffamazione all’ex senatore comunista Girolamo Li Causi – che ho fatto inserire nel piano regolatore la zona come verde pubblico, per cui il principe Franco Lanza di Scalea non ha avuto alcun utile a demolire la villa”.

Il prospetto laterale di villa Deliella pochi anni dopo la sua costruzione.
La presenza della torretta è uno degli elementi stilistici del Basile che rimandano ai richiami dell'architettura neo-medievalista, affermatasi anche a Palermo nella seconda metà del secolo XIX.
L'immagine è tratta dal saggio di Elio Tocco "Guida alla Sicilia che scompare", edito da Sugarco nel 1984
Ancora oggi non è noto perché il proprietario dello storico edificio avesse deciso di favorire la sua demolizione; se cioè abbia ceduto volontariamente alle offerte economiche di chi puntava ad una possibile speculazione o, piuttosto, alle minacce di chi da quella demolizione contava di trarre profitto per l'eventuale sfruttamento dell’area edificabile.
Dopo la cancellazione di villa Deliella – e le polemiche rivolte contro il Comune, culminate nelle dimissioni dei componenti del comitato di redazione del piano regolatore – lo scandalo si trasformò in quello che il giornalista Michele Russotto ha definito nel saggio “La Sicilia negli anni Sessanta” ( Edizione Anvied, 1989 ) “uno scempio urbanistico imperfetto”: nessun costruttore riuscì ad edificare l’area, che per decenni mostrò ai palermitani il triste spettacolo di una profonda escavazione utilizzata come discarica di rifiuti.
In seguito – malgrado l’opinione di quanti avrebbero voluto vedervi sorgere un giardino - lo spazio venne trasformato in un grande autolavaggio all’aperto.
L’edificio di piazza delle Croci non fu la sola testimonianza architettonica di Ernesto Basile a patire una cattiva sorte.

La storia edilizia di villa Deliella è durata appena un cinquantennio.
Le vicende che hanno determinato la sua demolizione sono diventate invece una storia che racconterà per sempre la Palermo del malaffare politico-mafioso
e del suo "sacco edilizio".
Anche questa fotografia è tratta dal saggio di Michele Russotto 
"La città – ha scritto a tal proposito la studiosa Rosanna Pirajno in tempi recenti - ha fatto fuori la Villa Deliella, distrutto il villino Fassini, il villino Ugo, il Kursaal Biondo, incendiato il villino Florio, abbandonato al degrado lo stand Florio, trasformato l'edificio della Cassa di Risparmio e ceduto a privati il villino Favaloro".
In rete abbonda il materiale dedicato alla storia di villa Deliella; segnaliamo, fra i tanti link, http://www.amopalermo.com/2010/05/gli-interni-della-villa-deliella-piazza.html.
La ragione di questo post – scritto da ReportageSicilia in coincidenza temporale con i 53 anni dal periodo della sua demolizione – nasce dalla volontà  di riproporre alcune fotografie sull’argomento pubblicate dal citato saggio di Michele Russotto.
Per chi volesse poi approfondire il tema delle prime denunce sulla devastazione dell’edificio di Ernesto Basile, è infine essenziale la consultazione della raccolta del quotidiano palermitano ‘l’Ora’, presso l’Istituto "Antonio Gramsci" di Palermo http://www.istitutogramscisiciliano.it/.





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