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lunedì 29 maggio 2017

ROBERTO MERLO DOCUMENTARISTA DELLE PELAGIE

Un reportage pubblicato da "Epoca" nell'agosto del 1964 illustra le battute di pesca e la fauna sottomarina negli scatti del fotografo torinese a Lampione


A traino di una tartaruga
nei fondali dell'isolotto di Lampione, nelle Pelagie.
Le fotografie riproposte da ReportageSicilia
furono scattate agli inizi degli anni Sessanta
dal documentarista torinese Roberto Merlo.
Furono pubblicate per la prima volta da "Epoca"
il 2 agosto del 1964
Nel giugno del 1956, i fondali di Lampedusa, Linosa e Lampione furono per la prima volta filmati da un'equipe di documentaristi del mare.
La spedizione venne organizzata dal "Circolo Subacquei di Torino" ed era composta dal campione europeo di pesca subacquea Ruggero Jannuzzi, dal regista Victor De Sanctis, dal medico palermitano Bruno Coppolino e da Roberto Merlo.
Merlo, all'epoca 27enne, con la sua cinepresa munita di un rudimentale scafandro realizzò circa 4.000 metri di pellicola: una eccezionale documentazione sulla vita sottomarina nell'arcipelago delle Pelagie, all'epoca non ancora frequentato dagli appassionati della pesca subacquea.
Roberto Merlo dirigeva in Piemonte un'azienda di costruzioni in ferro, e la sua abilità di ripresa - anche fotografica - lo portò presto a collaborare con la rivista specializzata "Mondo Sommerso".



Merlo vantava una capacità all'epoca non comune, quella di esplorare luoghi ignorati da gran parte dei comuni sub: secche e scogli lontani dalle coste, noti soprattutto ai pescatori locali.
Le Pelagie, allora, rappresentavano uno sconosciuto sito di immersione quasi sperduto fra le coste della Sicilia e la Tunisia, nel centro del Mediterraneo.
A quella prima spedizione - che ebbe il merito di far conoscere alla stampa specializzata i pescosissimi fondali delle tre isole - ne seguirono altre: soprattutto allo scoglio del Sacramento, a Lampedusa, ed all'isolotto di Lampione.
Qui, nel 1958, uno squalo pelagico sfiorò Roberto Merlo, danneggiando la cinepresa che stava documentando l'incontro ravvicinato con i subacquei.



Molti anni dopo - il 23 settembre del 1978 - Merlo fu protagonista a Lampedusa di un altro episodio che ne avrebbe rafforzato il legame con le Pelagie.
Impegnato nella cattura di una cernia, il subacqueo torinese rischiò la vita nel corso di una immersione oltre i 30 metri.
Per un'incomprensione con il pescatore che conduceva la barca di appoggio, Merlo fu costretto a riemergere senza effettuare la necessaria decompressione.
A sera, dopo una giornata di spossatezza, il documentarista venne trovato nel letto del suo bungalow quasi incapace di muoversi, a causa di un embolo spinale.
A salvare Roberto Merlo fu allora la mobilitazione dei lampedusani, in quelle ore impegnati nella processione della Madonna di Porto Salvo verso il Santuario dell'Isola.
Grazie al trasporto a bordo di un elicottero della Marina Militare, Merlo venne ricoverato nell'ospedale militare di Augusta.
Qui rimase per 38 ore all'interno di una camera iperbolica, e solo dopo anni di terapie potere riacquistare quasi del tutto le funzioni motorie.



Per ringraziare gli isolani, Roberto Merlo commissionò allo scultore veneziano Giorgio Costa una statua di bronzo della Madonna con Bambino, che, dopo la benedizione di Giovanni Paolo II, nel settembre del 1979 venne collocata su un fondale di 18 metri, nei pressi dell'isolotto dei Conigli.
Il lavoro documentario di Roberto Merlo nelle Pelagie - già in passato testimoniato da ReportageSicilia - è ora riproposto tramite un articolo intitolato "Avventura sull'ultimo scoglio", pubblicato il 2 agosto del 1964 dal settimanale "Epoca".
Nel reportage, illustrato dalle fotografie realizzate da Merlo, si racconta una spedizione a Lampione, l'isolotto deserto nei cui fondali ancor oggi vivono alcune specie di squali pelagici:
   
"Diciassette chilometri e mezzo a Ovest di Lampedusa emerge dalle acque del Mediterraneo uno scoglio che si trova segnalato solo sulle carte nautiche o negli atlanti di una certa importanza: è l'isolotto di Lampione, detto anche, secondo un'antica terminologia dei pescatori siciliani, lo Scoglio degli Scolari.



L'isolotto è disabitato, ma fa parte, come tutto il gruppo delle Pelagie, della provincia di Agrigento.
Lungo circa 250 metri e largo cento, è un blocco di calcare con le sponde a picco, e nel suo punto più alto raggiunge i trentasei metri.
E' lo scoglio più meridionale d'Italia e si trova a Sud della stessa isola di Malta: per segnalarlo alle navi durante la notte, la Capitaneria di Porto di Agrigento vi ha fatto installare un faro a luce intermittente, visibile da una ventina di chilometri.
Il faro e una stradicciola diroccata sono l'unico segno di vita umana esistente sull'isolotto, che ospitò un gruppo di soldati durante l'ultima guerra mondiale, quando da quell'avamposto si poteva controllare il passaggio dei convogli nel Mediterraneo e avvistare le squadriglie di aerei angloamericani in partenza dalle basi africane.



La piccola guarnigione si arrese agli alleati che preparavano lo sbarco in Sicilia il 13 giugno 1943, due giorni dopo Pantelleria.
La sua cattura fece parte dell'operazione 'Operation Corkscrew', che eliminò ogni resistenza nel Mediterraneo meridionale.
Ora lo scoglio di Lampione è la meta dei pescatori di frodo che, non controllati, gettano esplosivo nelle sue acque per raccogliere senza fatica il pesce sterminato dalle deflagrazioni sottomarine.
Il mare intorno all'isola brulica di grossi squali e di branchi di ricciole, che si avvicinano alle tiepide acque della costa durante il periodo degli amori.
Sul tavolato di calcare vivono migliaia di lucertole, mentre in cielo volteggiano sciami di gabbiani.



Le immagini che vi presentiamo sono state realizzate da uno specialista in riprese sottomarine, Roberto Merlo, che assieme al campione di caccia subacquea Romano Perotto ha capitanato una spedizione all'isola.
Il gruppo, arrivato sul luogo dopo parecchie ore di navigazione con un grosso peschereccio partito da Lampedusa, ha vissuto una pericolosa avventura.
Infatti, appena stabilita la base a terra, si è scatenato un violento fortunale che non ha più permesso al battello, tornato nel frattempo al largo, di avvicinarsi all'isola.
Il peschereccio dovette allontanarsi e abbandonare per tre giorni il gruppo dei subacquei, che non prevedendo la sosta forzata avevano con sé viveri per una sola giornata.


Roberto Merlo ed il fiorentino Romano Perotto
in posa a Lampione
Per procurasi il cibo, Merlo e Perotto si tuffarono sott'acqua nei punti dove le ondate erano meno violente e catturarono vari tipi di pesce.
L'avventura sullo scoglio terminò solo quando, calmatosi il mare, il peschereccio potere accostare a Lampione e raccogliere i subacquei accampati presso il vecchio faro"

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