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venerdì 29 agosto 2025

CALTAGIRONE, PASSATO E FUTURO DEI CERAMISTI CHE SI ASSOCIANO

Ceramista a Caltagirone.
Foto tratta dall'opera
"Questa nostra Sicilia"
di A.Rigoli, L.Cibella e S.Cibella,
S.I.A.C.E Palermo, 1976


Fu nel secolo XVI che le ceramiche di Caltagirone - già prodotte nel periodo della dominazione musulmana in Sicilia, grazie alla presenza di numerose cave di argilla - ebbero larga diffusione in tutta l'Isola. Spente in quei decenni le fornaci delle maggiori città costiere - a Palermo, Messina e Siracusa - "si mantengono attive quelle di centri minori o lontani dai porti, pressocchè impossibilitati ad acquistare ceramiche di importazione, come ad esempio, Caltagirone..." ( Antonino Buttitta, "La terra colorata", saggio pubblicato nell'opera "I colori del sole. Arti popolari in Sicilia", S.F. Flaccovio Editore, Palermo, 1985 ).

Già prima di allora, a Caltagirone erano attive tre corporazioni di ceramisti, ciascuna specializzata in una specifica lavorazione. Gli "stazzonari", chiamati anche "ciaramitari", si occupavano della fabbricazione di tegole e laterizi; i "quartarari", modellavano al tornio brocche destinate alla conservazione dell'acqua ( "quartare", "bummuli" e "'nziri" ); i "cannatari" producevano invece vasellame di terracotta invetriata e ceramica generica.

Ancora nel secolo XIX, Caltagirone ebbe due maestri di cui si conserva memoria: Giacomo Bongiovanni e Giuseppe Vaccaro, capaci di modellare figure in terracotta che rappresentavano una serie di personaggi della società rurale e urbana della Sicilia di allora.

Oggi - in una Sicilia che tradizionalmente rifiuta l'associazionismo - il futuro della produzione delle ceramiche calatine affida la sua tutela alla recente costituzione dell'"Associazione Produttori Ceramica di Caltagirone". Il consorzio riunisce 14 aziende locali, allo scopo di ottenere il marchio IGP ( Indicazione Geografica Protetta ), fronteggiando così la diffusione di ceramiche definite "di Caltagirone" prodotte lontano dai laboratori della cittadina catanese. 

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