"Il 1906 fu un anno infausto per Salaparuta. Morto monsignor Di Giovanni, l'Annunziata di Antonello da Messina era passata alla sorella Francesca, la quale si fece persuadere dal direttore della Galleria delle Belle Arti di Palermo, Antonio Salinas, a cederla alla Galleria, per una migliore conservazione. Fino a non pochi anni fa vi si leggeva accanto: "Dono di mons.V.Di Giovanni". Oggi non più..."
In "Salaparuta nella storia", un saggio redatto ed edito nel 2002 da Mariano Angelo Traina, si accenna brevemente alle controverse circostanze che determinarono il trasferimento di uno dei capolavori di Antonello da Messina dal paese del Belìce a Palermo. L'opera, esposta all'interno della Galleria Regionale della Sicilia di Palazzo Abatellis, secondo gran parte della critica venne eseguita a Venezia intorno al 1475. Non è noto chi sia stato il committente, né sono chiari i passaggi di proprietà dell'"Annunciata" nel corso dei secoli. Sembra che nel 1866 lo storico dell'arte Gioacchino Di Marzo l'avesse vista a Salaparuta, nell'abitazione di monsignor Vincenzo Di Giovanni, eclettica figura di ricercatore d'arte, filologo e filosofo.
Il sacerdote avrebbe allora dato indicazione di avere acquistato il dipinto - 34,5 per 45 cm., più piccolo della "Gioconda" e fino ad allora attribuito a Durer - dalla famiglia di origini spagnole Colluzio, presente in Sicilia a Palermo, Marsala ed in altre località del Val di Mazzara. Dopo la morte del Di Giovanni, Antonio Salinas - "uno dei più importanti conservatori museali che vi siano mai stati in Sicilia" - ha scritto Piefrancesco Palazzotto ( in "La realtà museale a Palermo tra l'Ottocento e i primi decenni del Novecento", dall'opera "E.Mauceri, Sicilia", edita a Palermo da Flaccovio nel 2009 ) - si sarebbe recato a Salaparuta. Pare che qui abbia richiesto ed ottenuto il dono dell'opera dalla sorella del sacerdote, in nome dell'antica amicizia con il fratello defunto. La verità sulle modalità con cui avvenne questa cessione sarà difficilmente chiarita. E' però assai probabile che il trasferimento del dipinto abbia potuto salvarlo dalle devastanti conseguenze del terremoto che nel gennaio del 1968 colpì l'intero centro abitato di Salaparuta.
Fra i molti dati incerti sulle vicende che riguardano "L'Annunciata" di Antonello da Messina uno riguarda anche l'identità della modella utilizzata per l'esecuzione del dipinto. Si legge a questo riguardo nell'esaustivo saggio di Mauro Lucco, Giovanni Taormina e Renato Tomasino "Il mistero dell'Annunciata" ( I libri di Emil, 2018, Bologna ):
"Alcune ipotesi, sostenute anche da pubblicazioni su giornali di ispirazione cattolica, vogliono che la giovane ritratta da Antonello sia santa Eustochia Calafato ( al secolo Smeralda ), nata a Messina nella stessa epoca di Antonello, precisamente il 25 marzo del 1434 ( ... ) L'età della Calafato non coinciderebbe con quella dell'Annunciata. Il volto dipinto da Antonello riporta dunque i tratti somatici di una donna che all'epoca avrebbe dovuto avere non più di trent'anni, mentre Smeralda, nel periodo in cui l'opera venne realizzata, dalle notizie acquisite avrebbe dovuto averne quarantadue. A questo si aggiunga che nel Medioevo il processo di invecchiamento era certamente più rapido rispetto ai giorni nostri..."
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