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mercoledì 7 dicembre 2022

L'INACCESSIBILE TORRE COSTIERA DI CAPO ZAFFERANO

Capo Zafferano
da una pubblicazione
del 1886.
In cima al promontorio,
la scomparsa torre di avvistamento
del Cinquecento.
Opera citata nel post


Fra il 1877 ed il 1881, gli ingegneri dell'Ufficio Geologico del Regio Corpo delle Miniere realizzarono in Sicilia il primo sistematico studio geologico mai compiuto in Italia. Lo scopo delle rilevazioni ebbe un  intento non soltanto scientifico, legato alla significativa varietà delle caratteristiche dei suoli dell'isola, "contenente - si legge nell'opera che ne avrebbe raccolto i contenuti - la serie quasi completa dei diversi terreni geologici, dai cristallini più antichi sino ai quaternari più recenti, oltre ad un grandioso sviluppo delle formazioni vulcaniche". Come si legge infatti nel volume pubblicato nel 1886 da Luigi Baldacci "Descrizione geologica dell'isola di Sicilia" ( Tipografia Nazionale Roma ), "con lo studio della geologia dell'isola potevasi recar lume anche all'industria mineraria, e quanto allo zolfo specialmente, potevasi valutare la quantità totale del medesimo ancora disponibile per l'avvenire". Il dettagliato studio del Baldacci, ingegnere e geologo del Regio Corpo delle Miniere, venne arricchito da una carta geologica dell'isola e da dieci tavole in zincografia ricavate da fotografie scattate dallo stesso autore. Una di queste, restituisce l'immagine tardo ottocentesca di capo Zafferano, all'epoca quasi totalmente privo di strade ed edifici con ingressi privati che da decenni ne recintano buona parte degli accessi terrestri al mare. Nella didascalia che accompagna la tavola, si legge l'indicazione "Capo Zaffarana presso Bagheria, Dolomia norica". Sulla sommità, si può identificare una torre di avvistamento oggi quasi del tutto scomparsa che, secondo quanto scritto da Salvatore Mazzarella e Renato Zanca ( "Il libro delle torri", Sellerio editore Palermo, 1985 ), nell'aprile del 1550 era in fase di costruzione o di riparazione. I resti della torre, ridotta a rudere già in una carta IGM aggiornata al 1900 - pochi anni dopo l'immagine eseguita da Baldacci - sono da sempre difficilmente raggiungibili. 



Se ne lamentò sin dal 1578 l'ingegnere militare Tiburzio Spannocchi, e lo fecero Mazzarella e Zanca in occasione dei loro rilevi alla fine del Novecento:

"Il luogo - un piccolo quadrato in pietre informi miste a cotto - può essere raggiunto dopo una faticosa salita a piedi di circa mezz'ora, percorrendo la stradina dissestata, e in più punti erosa, che s'inerpica con percorso a zig-zag lungo i fianchi di quel piccolo "pan di zucchero" che è il monticello di capo Zafferano..."

Più recentemente, la guida "A piedi nel Parco: storia, natura ed escursioni per conoscere e vivere Monte Catalfano e Capo Zafferano" edita nel 2015 a Bagheria da "Amici di Plumelia" ha messo in guardia dai rischi di una scalata verso i resti della torre, con partenza da un sentiero seminascosto dalla vegetazione in località "Due piscine":

"Nel complesso il percorso rimane poco fruibile e pericoloso per cui sconsigliamo per motivi di sicurezza di affrontare questa ascesa breve ma intensa di emozioni..."


 

  

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