| Siciliani di Comiso. La fotografia è tratta dall'opera "Il Sud e le Isole" edita dalla Banca Popolare di Novara per la collana "l'Italia: uomini e territorio" ( Novara, 1983 ) |
Saggista, romanziere, giornalista e "puparo" di adozione laureatosi in filosofia a Catania, nel 1980 Fortunato Pasqualino scrisse della Sicilia e dei siciliani in una calorosa ed erudita introduzione al saggio "Sicilia", edito a Bologna da Zanichelli. Nel libro - una raccolta di 175 fotografie, opera di Pepi Merisio - Pasqualino esplora tramite la formula di "un siciliano a colloquio con se stesso" il carattere della sua isola e dei suoi abitanti, con frequenti riferimenti al pensiero dei filosofi dell'antichità e degli scrittori siciliani fra Ottocento e Novecento.
Così l'autore scrive di quegli isolani che sembrano incapaci di comprendere e condividere una realtà comune a tanti altri di loro:
"Mi pare sia stato Eraclito a sentenziare che
"ciascuno sognando ha un proprio personale universo; da svegli, invece, si ha un mondo in comune"
Ti spieghi così il fatto che il siciliano, come il sonnambulo di Eraclito, ha quasi sempre un suo personale universo e sia restio a condividere il mondo con gli altri, a svegliarsi del tutto, anche perché ostacolato dalla tirannia solare e ancora di più perché favorito dalla tendenza teatrale, dalla capacità di immaginarsi, di fingersi e di recitarsi ragioni e torti degli altri, che perciò si risparmia la fatica di incontrare e di cercar di capire nella loro realtà"
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