Translate

lunedì 22 giugno 2026

LA FATICA DELLE DONNE GELESI NEI GIORNI DELL'"ABBACCHIATURA"

Fotografia
Leonard von Matt,
opera citata nel post


"La raccolta delle olive si fa col metodo tradizionale del percuoterne la caduta battendo i rami con una lunga pertica. A prenderne i frutti da terra si impiegano le donne, anche perché il loro salario è ancor oggi bassissimo"

La fotografia di Leonard von Matt è tratta dall'opera di Pietro Griffo "Gela destino di una città greca di Sicilia", edita a Genova nel 1963 da Stringa Editore.

L'immagine ritrae un momento della raccolta delle olive nel gelese con il sistema dell'"abbacchiatura", tramite l'azione dei "cutuliaturi", ovvero degli uomini che avevano il compito di scuotere i rami con una lunga canna.



Alle donne era riservata la fatica mal pagata della raccolta delle olive a terra, spesso conservate in un marsupio creato dal ripiego del grembiule alla cintura.  

domenica 21 giugno 2026

GLI ULTIMI VOLTI DELLA TONNARA DI SANTA PANAGIA

La tonnara di Santa Panagia
in una fotografia scattata a metà degli anni Cinquanta
da Albert t'Serstevens.
L'immagine venne pubblicata nell'opera
"Sicile Sardaigne Iles éoliennes"
da B.Arthaud ( Francia, 1957 )


Ancora a metà degli anni Cinquanta dello scorso secolo, prima del definitivo abbandono degli edifici, Albert t' Serstevens potè fotografare uno degli ultimi gruppi di lavoratori impegnati nel confezionamento del pesce nello stabilimento attivo all'interno della tonnara siracusana di Santa Panagia.

Da decenni, ciò che resta di questa storica tonnara attiva almeno dal 1466 e passata di proprietà nel corso dei secoli fra diverse famiglie - Crescimanno, Villadorada, Nava, ed in ultimo Gargallo - versa in stato di totale degrado.

Il moto ondoso, i crolli ed i continui furti degli elementi costruttivi e delle parti in pietra hanno privato la complessa struttura della sua identità originaria.



Una cinquantina di anni fa, grazie alle segnalazioni di Italia Nostra, si pose il problema della salvaguardia della tonnara, già da qualche anno soffocata dallo skyline delle ciminiere della vicina zona industriale.

Fu così che nel 1980 la Regione espropriò la struttura, dando il via ad una lunga serie di progetti di restauro, contenziosi giudiziari e annunci di finanziamenti - l'ultimo, da 6 milioni di euro, nel 2021 - che hanno però lasciato tuttora irrisolto il suo recupero strutturale.


venerdì 19 giugno 2026

IL MISTERO DELLA GRANDEZZA SU SCALA EGIZIA DELL'ARCHITETTURA DI SELINUNTE

Fotografie
Ernesto Oliva-ReportageSicilia©


Nel suo diario che sarebbe poi diventato il saggio "Viaggio in Sicilia" edito nel 1955 a Milano da Electa Editrice, alla data del 5 giugno del 1953 il critico d'arte Bernard Berenson avrebbe così descritto la spropositata grandezza delle rovine di Selinunte:

"Siamo giunti a Selinunte in tempo per goderla a pieno nella luce del tardo pomeriggio, aggirandoci tra quelle pile di colossali capitelli e di rocchi di colonne che giacciono a terra come se abbattuti dal terremoto.




Selinunte, ancora più di Acragante, tentò il colossale su scala egizia; e però si vorrebbe conoscere con quali mezzi una città posta all'estremo margine del mondo greco trovasse la mano d'opera per così giganteschi edifici. Atene, per costruire i Propilei e il Partenone, poteva spremere con l'imposizione di nuovi tributi i suoi riluttanti alleati; ma qui c'era da ricavar tutto dai campi di grano, dalle olivete e dalle vigne della regione..." 

domenica 14 giugno 2026

L'IRRAZIONALE VITA DELLE DONNE E DEGLI UOMINI RICHIAMATI DALLA VOCE DELL'ETNA

Terrazzamenti sulle pendici dell'Etna.
Fotografia tratta dall'opera
"Il Sud e le Isole"
a cura di Eugenio Turri
edita da Banca Popolare di Novara nel 1983


Il territorio dell'Etna è una delle tante Sicilie presenti in Sicilia

Il vulcano e le sue pendici contribuiscono con l'eccezionalità del loro paesaggio a rendere non impropria la definizione di "Continente" spesso attribuita a quella che, sia pure per soli 3416 metri - tanto dista la Sicilia dalla Calabria - rimane semplicemente un'isola mediterranea. 

In tanti - viaggiatori, saggisti e scrittori - hanno scritto dell'Etna: del suo carattere fisico e di quello dei suoi abitanti, abituati da sempre a coesistere con la sua energia vulcanica, capace di plasmare il paesaggio e la quotidianità stessa di chi vi trascorra la vita. 

Roberta Scorranese, giornalista e saggista di arte e temi culturali, ha descritto così questo ambiente nel settembre del 2013 sulle pagine del "Corriere della Sera":

"C'è qualcosa di profondamente irrazionale in questa collina, che, poco alla volta, ha rinunciato al suo verde e si è rilasciata rivestire di spessa lava nera rappresa; o negli sparuti greggi di pecore che hanno imparato a mangiare le spine dell'astragalo, fiore d'altura vulcanica; c'è qualcosa di irrazionale negli uomini e nelle donne che abitano le pendici, usi a convivere con "la voce" del vulcano, quel brontolio cupo e lontanissimo, simile al lamento di un vecchio parente da tempo recluso nella sua stanza...

Ma i resti di vita travolta che punteggiano qua e là la montagna dell'Etna non hanno l'aspetto severo dei moniti: sono piuttosto parte del paesaggio, l'estensione naturale di un ecosistema che muta al mutare del vulcano, che cresce con le sue vite, che si rinnova dopo ogni eruzione..."

domenica 31 maggio 2026

LA MATTANZA A FAVIGNANA DI ALIGI SASSU

 





L'UFFICIALE GARIBALDINO CHE SCOPRI' LA SPIAGGIA E IL MARE DI MENFI

La spiaggia di Porto Palo a Menfi.
Fotografia
Ernesto Oliva-ReportageSicilia©


Apprendiamo dallo storico menfitano Santi Bivona ( in "Porto Palo-Pintia", Noto, 1920 ) che nella seconda metà dell'Ottocento Francesco Mangiaracina, già ufficiale garibaldino ed esperto di questioni militari, fu uno degli "scopritori" della fruizione balneare della spiaggia di Menfi

Citando lo studio di BivonaGiocchino Mistretta in "La Marina di Menfi. L'ambiente naturale, lo sviluppo storico e le attività economiche" ( Menfi, 1997 ), ha quindi scritto che sulla scia del colonnello molti menfitani scelsero la loro cittadina "per soggiornarvi durante il periodo estivo, edificando nuove case o prendendo in affitto le modeste case dei pescatori".

Sorsero così a Menfi i primi stabilimenti balneari, dapprima su palafitte e poi lungo una ristretta porzione degli undici chilometri di spiaggia che quest'anno ha ricevuto la trentesima "Bandiera Blu" della sua storia.

"L'estate 1962 - ha scritto ancora Mistretta - segna il boom turistico di Porto Palo: vi concorrono il generale incremento dei livelli di reddito e la conseguente crescita della domanda dei servizi, il fervore individuale e la propensione più diffusa stimolata dai mezzi di informazione, ad una diversa qualità della vita, la più definita configurazione del borgo come bacino d'affluenza dell'intera zona sia con un regolare giornaliero collegamento con i centri vicini.

Nello stesso tempo, una singolare coincidenza, la presenza a S.Margherita Belice di una troupe diretta da Marcello Andrei, per le riprese del film "La smania addosso", fa momentaneamente di Porto Palo una spiaggia frequentata da molti noti attori cinematografici, conferendole un'animazione e un fermento nuovo e proficuo..."


PANNI STESI E RICAMI: IL TESORO DELLA KALSA IN UNA PAGINA DI T'SERSTEVENS

Strada della Kalsa.
Opera citata nel post


Arrivato a Palermo in via Alloro per visitare la collezione della Galleria Regionale di Palazzo Abatellis - "un luogo non ingombro di dipinti e di sculture, come tanti altri oggi, da Parigi a Firenze e a Londra, ma arricchito da opere scelte con discernimento e presentate in maniera impeccabile" - lo scrittore e viaggiatore franco-belga Albert t'Serstevens si ritrovò a stretto contatto con la vita popolare della Kalsa della seconda metà degli anni Cinquanta del Novecento.

Fu in particolare colpito dall'attivismo delle donne del quartiere - in tempi remoti residenza dell'aristocrazia musulmana - che all'epoca della sua visita, in maniera non troppo dissimile ai nostri giorni, gli si presentò come "un agglomerato di case scure e fatiscenti, attraversato da vicoli stretti, tortuosi e bui, brulicanti di bambini e di mosche..."

"Uno di questi spazi all'aperto, nei pressi dello Spasimo - avrebbe scritto t'Serstevens nel saggio "Sicile, Sardaigne, Iles éoliennes" edito nel 1957 da Arthaud - fu adibito dalle lavandaie del quartiere per lavare ed asciugare la biancheria.

Occuparono lo spazio con tutta la loro attrezzatura: tinozze, bacinelle e bacini in legno, assi da stiro; tesero fili davanti agli edifici sostenuti da pali di bambù.



Fecero oscillare lunghe funi attraverso la piazza, dalle quali pendevano ampi teli di biancheria: lenzuola, tende, tovaglie; cosi che le case sembrano addobbate per l'ingresso festoso di un principe, e la piazza stessa dà l'impressione di essere un immenso albero maestro carico di vele che si gonfiano al vento.

Il caso, durante la nostra passeggiata, ci ha portati in un vicolo leggermente meno squallido degli altri, dove, davanti ad ogni casa, si radunavano gruppi di ragazze, sedute su sgabelli o sedie di paglia.

Sono intente a lavorare al telaio o con l'ago, realizzando quei raffinati lavori che qui si chiamano "ricami". E' una specialità palermitana, come il merletto a Bruges e a Venezia..."