| Fotografia Ernesto Oliva-ReportageSicilia© |
Seduti sulle sedie in vimini in una delle sale dello storico Circolo Unione, quattro uomini ultra sessantenni discutono con toni pacati, ricordando storie e personaggi di Mistretta: il loro paese. Uno è un alto dirigente dell'INPS, un altro un ex presidente di tribunale, gli altri due liberi professionisti ben affermati. Tutti - ci informa un socio del Circolo - lavorano e vivono da decenni lontano da Mistretta, "in grandi città italiane". Tornano ogni estate dove sono nati e sono cresciuti, per ritrovarsi insieme e per godersi il fresco: un beneficio oggi prezioso, regalato da un paese arrampicato su una collina che riceve i flussi di aria temperata che si incanalano su un corridoio terrestre che va dalla costa del mar Tirreno sino ai vicini boschi dei Nebrodi.
Sino a qualche decennio fa, Mistretta era uno dei più importanti centri della provincia di Messina, potendo vantare un tribunale ed altri uffici amministrativi. Oggi, la popolazione non supera le 5.000 persone e si contano migliaia di abitazioni disabitate. Il Comune sta tentato di dotare il paese di un nuovo istituto penitenziario: un'opera che, nella aspettative dei mistrettesi, potrebbe rilanciare l'economia locale, mitigando lo stillicidio degli abbandoni di un centro abitato che pure vanta scorci edilizi di pregio e due ben curate ville pubbliche.
"Il dinamismo del mondo moderno - scrisse già nel 1961 Marcello Pacini nell'opera "Sicilia", edita da Sansoni e dall'Istituto Geografico de Agostini - si ripercuote qui, dunque, sotto l'aspetto doloroso della peregrinazione, della fuga. L'intimità di pensieri che le foreste dei Nebrodi sembrerebbero suggerire diviene allora prerogativa soltanto del turista che vi giunge da lontano e può lasciar vagabondare lo sguardo sulle verdi vallate o verso il mare mosso dalla visione delle Eolie. Per chi vi è nato lo spazio immenso delle montagne è una prigione, una dannazione..."