| Vendita di abbigliamento usato a Palma di Montechiaro. Fotografia di Albert t' Serstevens, opera citata nel post |
Nell'aprile del 1960 un convegno organizzato dal sociologo Danilo Dolci fece scoprire all'Italia in piena ascesa da boom economico la disperata povertà di Palma di Montechiaro: una frontiera lontanissima dall'identità di un Paese che poco o nulla conosceva di quelle lontane periferie del Sud dove l'idea di progresso si scontrava con una realtà dove anche i servizi essenziali - acqua e fogne - erano quasi sconosciuti.
All'evento, durato due giorni, presero parte fra gli altri Carlo Levi, Leonardo Sciascia, Pio La Torre, Giorgio Napolitano e Francesco Renda.
"Ci fu un convegno - avrebbe spiegato 14 anni dopo il giornalistra Giampaolo Pansa - con personaggi illustri d'Italia e d'Europa, e la denuncia fece paura. La malaria. I novemila analfabeti. I vermi che uccidevano i bambini. La meningite curata con i porcelluzzi d'India spaccati e messi sulla fronte. Il tracoma combattuto con la bava delle mule..."
A seguito della denuncia di quelle condizioni di vita in uno dei luoghi di miseria allora presenti in Sicilia, la Regione varò nel 1963 una "legge speciale" per Palma di Montechiaro e Licata. Un finanziamento da 17 miliardi di lire avrebbe dovuto garantire anche la costruzione di moderne condutture idriche e fognarie, ma le aspettative andarono in buona parte deluse; solo tre di quei miliardi furono effettivamente spesi e ancor oggi i due paesi agrigentini continuano a soffrire la sete.
Tre anni prima di quel congresso voluto da Danilo Dolci, la povertà di Palma di Montechiaro era stata già descritta dallo scrittore Albert t' Serstevens nel suo taccuino di viaggi intitolato "Sicile Sardaigne Iles éoliennes", edito nel 1957 in Francia da B.Arthaud.
A colpire il viaggiatore, fu una scena di strada - fissata da un suo scatto fotografico - resa ancora più simbolica dai manifesti di una campagna elettorale in corso:
"Avvicinandosi a Palma di Montechiaro, i mandorli stendono un velo diafano sulle tonalità arse del paesaggio circostante. Il villaggio stesso sfuma in tonalità di grigio vagamente tinte di beige: una nota di delicatezza nell'incandescenza universale dei colori. In una piccola piazza — dove le case in pietra conservano ancora tracce di antichi fasti — si estende quel tipo di mercato di abiti usati tipico di molte cittadine siciliane: segno della povertà causata dal sovrappopolamento dell'isola.
È una triste distesa di pantaloni logori, abiti scoloriti e biancheria rammendata ammucchiati a terra, con i capi migliori esposti su cavalletti o sedie. Tutti questi scarti, passati al setaccio dalle donne del luogo in cerca di qualcosa da indossare per sé e per vestire la propria prole, i loro uomini e quella schiera opprimente di zii, zie, nipoti e cugini di cui le famiglie italiane più umili si ritrovano gravate.
Delle ragazze rovistano con entusiasmo tra mucchi di calze di seta spaiate e smagliate, sperando di trovarne un paio con cui vestire le gambe per la passeggiata domenicale. Alle pareti, i manifesti elettorali esortano il pubblico a sostenere uno di quei candidati — uomini di altruismo, zelo e probità — destinati, inevitabilmente, a portare la felicità al popolo..."
