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venerdì 23 settembre 2022

PEDARA, "SILENZIOSISSIMA E ODOROSA DI VIGNE" IN UNA PAGINA DI ERCOLE PATTI

Famiglia in scooter a Pedara
dinanzi palazzo Papardo Corvaja.
Fotografia di Melo Minnella
pubblicata il 26 ottobre 1965
dalla rivista "Il Mondo"


Abilissimo cesellatore della scrittura, Ercole Patti ha descritto come nessun altro i paesaggi ed i paesi dei fianchi dell'Etna: luoghi dominati dalla straripante presenza della natura, in un nitore di caratteri che  ha alimentato nelle pagine di Patti - scrittore catanese vissuto buona parte della sua vita a Roma - una vena di lieve malinconia per i luoghi di origine. Un esempio di questo stato d'animo traspare in un reportage che Ercole Patti realizzò per il "Corriere della Sera" il 29 luglio del 1963. Intitolato "Pomeriggio in Sicilia", vi si legge questa descrizione di Pedara:

"Si attraversa Pedara, silenziosissima; due uomini sono seduti in una striscia di ombra, accanto alla bottega del barbiere sulla piazza. Fumano e guardano il campanile incrostato di ciottolini colorati disposti come un mosaico. L'aria delle vigne che circondano il paese da tutte le parti arriva, passando per i vicoletti, sulla strada principale, scorre leggera lungo le poste accostate, si incanala fresca nel buio portone di qualche cantina aperta..."

domenica 18 settembre 2022

A CIASCUNO LA SUA SICILIA

Riposo all'ombra a Petralia Soprana.
Foto Ernesto Oliva-ReportageSicilia


"Così - ha scritto Fortunato Pasqualino in "Sicilia" edito da Zanichelli nel 1980 -  ciascuno di noi ha la sua Sicilia, a immagine e somiglianza del proprio modo di pensare, della madre, del padre, delle zie e degli zii. Si ha una Sicilia di semidei alla maniera di Lampedusa, una Sicilia da bell'Antoni alla Brancati, una degli autunni torbidi di Patti; c'è la Sicilia di mafia di Sciascia e quella delle nuvole di Bonaviri, la Sicilia delle bambole da riparare di Antonino Pizzuto e quella dei cantastorie da piazza di Ignazio Buttitta; ed infine, la Sicilia dei nostri pupi, dei cavalieri erranti del lavoro, degli emigranti e dei metafisici zingareschi..."   

mercoledì 14 settembre 2022

LA PANCHINA DI UN BAGLIO MARSALESE

 

Panchina in un baglio agricolo
del marsalese realizzata
con mattonelle recuperate 
in un palazzo ottocentesco a Trapani.
Foto Ernesto Oliva-ReportageSicilia

martedì 6 settembre 2022

SCOPELLO, OVVERO LA SCOMPARSA ETA' DELL'INNOCENZA

Uno dei faraglioni di Scopello
in una fotografia pubblicata nel 1961,
opera citata nel post


Tralasciando gli scellerati esempi dei litorali devastati dagli insediamenti industriali e petrolchimici degli anni Cinquanta e Sessanta del Novecento, sono purtroppo parecchi i luoghi della Sicilia che hanno pagato in termini di integrità e fruibilità i benefici recati dall'industria turistica. Uno di questi è Scopello, località rimasta quasi sconosciuta agli stessi siciliani sino a quando il borgo di contadini e pescatori costruito in prossimità di una tonnara non è stato raggiunto da strade carrabili. Ancora nella Guida Rossa della Sicilia edita dal Touring Club Italiano nel 1951, Scopello era citata come meta da raggiungere grazie ad un itinerario di mulattiere che, partendo da San Vito Lo Capo, raggiungeva Castellammare del Golfo dopo 8 ore di cammino! Dieci anni dopo, la pubblicazione edita dall'Istituto Geografico De Agostini di Novara "Visioni della provincia di Trapani" offriva indicazioni sulla bellezza del sito ed una delle prime fotografie dei faraglioni di Scopello mai pubblicate su un periodico. L'immagine, riproposta da ReportageSicilia, era accompagnata da questa didascalia:

"Poco distante da Castellammare del Golfo, ed assai poco nota, Scopello è una delle località più belle del trapanese, soprattutto per i suggestivi faraglioni sorgenti dal mare a poca distanza dalla costa"

La "poco nota" bellezza di questo tratto di costa siciliana - munita pochi anni dopo di strade che la misero in collegamento con Castellammare del Golfo e con strade provinciali e statali - alla fine degli anni Sessanta cominciò ad essere scalfita dai primi esempi di moderna edilizia residenziale-turistica. Malgrado ciò, ancora nel 1968, la rinnovata Guida Rossa del Touring Club Italiano magnificò con questa entusiastica descrizione lo scenario naturale di Scopello:

"Pittoresco villaggio di pescatori, in un paesaggio fantastico, dominato da antiche torri e con la vista in basso dei magnifici faraglioni, che sorgono dalle acque trasparentissime delle insenature ghiaiose..."

Ai nostri giorni, Scopello - con lo straordinario scenario del suo baglio, della tonnara, delle torri di avvistamento e dei faraglioni - è uno dei luoghi più frequentati e popolari dell'Isola. Già nel 1984, Matteo Collura ( "Sicilia sconosciuta. Cento itinerari insoliti e curiosi", Rizzoli Editore, Milano ) notava che: 

"Andarci in estate significa fare i conti con ingorghi di automezzi, vociare di gitanti... In inverno è un'altra cosa: è come se una tromba d'aria fosse passata lasciando sì tracce di sé, ma anche un senso di profonda quiete, di dopo tempesta..."



Negli ultimi anni, il territorio di Scopello - un tempo quasi tagliato fuori dal resto della provincia di Trapani, e luogo di meraviglia per i pochi viaggiatori che avevano l'occasione di raggiungerlo - è stato sottoposto ad una serie di abusi edilizi ed ambientali, oggetto di denunce da parte di un Comitato civico. Crescono le ristrutturazioni di vecchi casolari - cantieri di lavoro che spesso ne stravolgono l'originaria architettura - e aumentano i cartelli di divieto di accesso su un crescente numero di recinzioni che hanno privatizzato buona parte dei liberi varchi verso il mare. Qui, nel frattempo, aumentano a dismisura le imbarcazioni che nel periodo estivo fanno sosta tra le azzurre acque dei faraglioni, sempre più simili ad una trafficata piazza urbana. Scopello continua certo ad essere un luogo carico di suggestioni, storiche ed ambientali, e fonte di reddito per centinaia di persone che ne gestiscono la folla di turisti; ma, fra il proliferare di B&B e i negozi di souvenir, ha tuttavia perso per sempre quella "età dell'innocenza" che lo rendeva capace di emozionare chi ha avuto la fortuna di apprezzarne la primitiva e scomparsa purezza.


    

venerdì 2 settembre 2022

ROBERT CAMUTO E LA FRAGILITA' SICILIANA DELLA BELLEZZA E DEL TEMPO

Achitettura a Barrafranca,
nell'ennese.
Foto
Ernesto Oliva-ReportageSicilia


"Durante i miei viaggi in Sicilia - ha scritto lo scrittore e giornalista americano Robert Camuto, il cui nonno paterno, Luigi, partì negli anni Venti dello scorso secolo da Bronte per lavorare come operaio a New York -  ho compreso due delle più grandi ricchezze del Sud Italia. Una - si legge in "Altrove a Sud. Il vino, il cibo, l'anima dell'Italia" ( Edizioni Ampelos, Casarano, 2021 ) - è sicuramente la sua magnificenza: la natura rigogliosa arricchita dagli strati culturali accumulatisi in migliaia di anni. L'altra è il suo ritmo elegante, lungo e lento come un pomeriggio d'estate. In altre parole, bellezza e tempo. La bellezza può essere rovinata o distrutta dall'avidità, dall'ignoranza e dall'apatia, sebbene sull'Etna sia rimasta relativamente intatta. Il tempo, tuttavia, è più fragile. Può essere rubato dall'amarezza della frustrazione, del fallimento e della povertà che affligge da secoli la Sicilia e il Sud..."    

LO SCORCIO DI TERRASINI DI MARIA PIA BADALUCCO


 

mercoledì 31 agosto 2022

IL FASCINO DI UN FIORITO E ABBANDONATO PORTALE A CALATAFIMI-SEGESTA

Il portale d'ingresso
della chiesa dell'Immacolatella,
a Calatafimi-Segesta.
Le foto del post sono di
Ernesto Oliva-ReportageSicilia


Dal 1997, Calatafimi ha accostato al suo toponimo quello di Segesta: circostanza che se da un lato ha voluto sottolineare il legame territoriale con uno dei siti archeologici più importanti e visitati in Sicilia, dall'altro non ha ancora pienamente assecondato lo sviluppo turistico della stessa Calatafimi. Al di là della rilevanza storica procuratagli dalle imprese belliche dei Mille di Garibaldi, la cittadina - che negli ultimi anni ha subìto un consistente spopolamento - può vantare un rilevante patrimonio architettonico ed ambientale: una ventina di chiese monumentali ( la maggior parte delle quali sono però chiuse al pubblico ) i giardini del Kaggera ed il bosco di Angimbè. Uno dei siti che più suggeriscono il desiderio di ritornare a Calatafimi-Segesta è una di quelle chiese che si definiscono "minori": quella non agibile denominata dell'Immacolatella, preceduta da una scalinata ancora integra ma dissestata. Non è così possibile ammirare all'interno le decorazioni a stucchi, così come non è possibile accedere all'interno di un giardino adiacente, ingombro di rovi e detriti; un luogo dove, come ricorda un moderno e malmesso cartello che precede il portale d'ingresso della chiesa, venne chissà quando recuperato un fonte battesimale "di stile romanico"



Nel suo abbandono, la chiesa dell'Immacolatella di Calatafimi-Segesta rimane così un esempio di architettura che trasmette il fascino e l'attrattiva un pò dolente e romantica di tutti i monumenti diroccati e deserti. Pochi studiosi dell'arte hanno scritto a proposito di questa piccola chiesa, che meriterebbe un completo recupero.




Fra questi, Giuseppe Bellafiore, che nel 1963 - forse quando era già inagibile - ne fece così cenno in "La civiltà artistica della Sicilia" ( Le Monnier, Firenze ):

"La Chiesa dell'Immacolata, di fronte alla Madrice, annessa all'orfanotrofio Blundo, fu eretta nel 1631. Ha fiorito portale del tardo Seicento"