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giovedì 6 agosto 2026

IL RITORNO ESTIVO DI MISTRETTA AL "CIRCOLO UNIONE"

Fotografia
Ernesto Oliva-ReportageSicilia©


Seduti sulle sedie in vimini in una delle sale dello storico Circolo Unione, quattro uomini ultra sessantenni discutono con toni pacati, ricordando storie e personaggi di Mistretta: il loro paese. Uno è un alto dirigente dell'INPS, un altro un ex presidente di tribunale, gli altri due liberi professionisti ben affermati. Tutti - ci informa un socio del Circolo - lavorano e vivono da decenni lontano da Mistretta, "in grandi città italiane". Tornano ogni estate dove sono nati e sono cresciuti, per ritrovarsi insieme e per godersi il fresco: un beneficio oggi prezioso, regalato da un paese arrampicato su una collina che riceve i flussi di aria temperata che si incanalano su un corridoio terrestre che va dalla costa del mar Tirreno sino ai vicini boschi dei Nebrodi

Sino a qualche decennio fa, Mistretta era uno dei più importanti centri della provincia di Messina, potendo vantare un tribunale ed altri uffici amministrativi. Oggi, la popolazione non supera le 5.000 persone e si contano migliaia di abitazioni disabitate. Il Comune sta tentato di dotare il paese di un nuovo istituto penitenziario: un'opera che, nella aspettative dei mistrettesi, potrebbe rilanciare l'economia locale, mitigando lo stillicidio degli abbandoni di un centro abitato che pure vanta scorci edilizi di pregio e due ben curate ville pubbliche.



"Il dinamismo del mondo moderno -  scrisse già nel 1961 Marcello Pacini nell'opera "Sicilia", edita da Sansoni e dall'Istituto Geografico de Agostini - si ripercuote qui, dunque, sotto l'aspetto doloroso della peregrinazione, della fuga. L'intimità di pensieri che le foreste dei Nebrodi sembrerebbero suggerire diviene allora prerogativa soltanto del turista che vi giunge da lontano e può lasciar vagabondare lo sguardo sulle verdi vallate o verso il mare mosso dalla visione delle Eolie. Per chi vi è nato lo spazio immenso delle montagne è una prigione, una dannazione..."

lunedì 3 agosto 2026

I RITRATTI SICILIANI DI "TEMPO" NEI GIORNI DELLO SBARCO ALLEATO



"Da una settimana si combatte all'ultimo sangue sul territorio della Sicilia contro l'invasione nemica. L'isola mediterranea assume un'importanza capitale e forse decisiva nei confronti delle sorti del conflitto. Dietro il fronte dell'Asse, il popolo siciliano cacciato dalle sue case dalla furia dei bombardamenti, è il vero protagonista della tragedia che si compie sulla antichissima terra. Sulle porte dell'Europa preme la massa degli eserciti anglosassoni, sale per i monti Iblei..." 

Così il settimanale "Tempo" edito da Mondadori il 22 luglio del 1943 diede conto dello sbarco delle forze alleate in Sicilia in quella che prese il nome di "Operazione Husky". Alla data di pubblicazione della rivista, le truppe americane avevano appena occupato Enna; quelle canadesi erano invece riuscite a mettere piede ad Assoro e Leonforte, ingaggiando per giorni in quel territorio una durissima battaglia con i soldati tedeschi ed italiani.



Quel numero di "Tempo" stampato in coincidenza con l'inizio della liberazione dell'Italia dal nazi-fascismo, dedicò allo sbarco alleato nell'Isola una copertina intitolata "Gente di Sicilia": vi si scopre il volto dall'espressione intensa di una giovane donna, mentre nelle pagine interne trovò spazio la fotografia di un contadino in posa con due ragazzini ed un bambino.

venerdì 24 luglio 2026

UNA CORSA FRA LE SCOMPARSE DUNE DI ISOLA DELLE FEMMINE

Le dune di Isola delle Femmine.
Fotografia di Federico Patellani,
opera citata nel post


E' difficile ricostruire le trasformazioni subite negli ultimi decenni dall'ambiente in Sicilia, a causa di una incontrollata antropizzazione che ha coinvolto soprattutto le aree costiere dell'Isola. Un esempio di questo stravolgimento del territorio è offerto da una fotografia pubblicata il 15 luglio del 1958 dal settimanale "Tempo": l'immagine restituisce il volto originario della costa palermitana di Isola delle Femmine, all'epoca orlata da una distesa di dune di sabbia finissima. 

"Infinite zone promettono di diventare località balneari meravigliose - si legge nella didascalia che illustra la fotografia di Federico Patellani - e, tra queste, la lunga spiaggia ( dodici chilometri ) che prende nome dalla piccola Isola delle Femmine..."



Negli anni successivi, le dune di Isola delle Femmine sarebbero state cancellate da un'intensa attività edilizia che ne ha oggi ridotto l'estensione a poche decine di metri di semplice spiaggia: una perdita di identità ambientale che alla fine degli anni Sessanta sarebbe stata aggravata anche dalla costruzione delle corsie dell'autostrada Palermo-Trapani e dalla impunita proliferazione di una edilizia residenziale abusiva.

mercoledì 22 luglio 2026

IL GIORNO IN CUI UN MINISTRO VISITO' LAMPEDUSA E LO STATO SCOPRI' L'ISOLA

Venditori di pesce a Lampedusa.
Fotografie di Gianni Roghi
tratte dalla rivista
"L'Illustrazione Italiana" del dicembre 1954


Nel suo accurato e prezioso saggio intitolato "Lampedusa. Una storia mediterranea", edito a Roma da Carocci nel 2023, l'antropologo e direttore di ricerca emerito all'Università di Aix-Marsiglia, Dionigi Albera, ha raccontato la storia passata e contemporanea di Lampedusa: un lavoro di documentazione d'archivio che si è avvalso anche di più soggiorni nell'isola, con la raccolta di testimonianze orali sulle vicende locali degli ultimi decenni.

La ricerca di Albera - un viaggio che parte dal naufragio delle otto galee al servizio di Carlo V nel 1551 sorprese da una tempesta a poca distanza dalle falesie di Lampedusa, per arrivare a quelli, spesso non documentati, delle imbarcazioni dei migranti - accenna anche alla prima visita di un ministro italiano, evento destinato a cambiare il destino dell'isola:

"Era la prima volta che un membro del governo veniva a Lampedusa - ha scritto Albera - dalla nascita dello Stato italiano un secolo prima".

Toccò al ministro dell'Interno Taviani interrompere quell'assenza durata 106 anni. 



L'episodio ricordato da Albera rimanda alla data del 24 maggio del 1966, quando Taviani visitò Linosa e Lampedusa dopo un viaggio a bordo della unità della Marina Militare "Proteo" partita da Catania. In quell'occasione, si pose la prima pietra per la riattivazione per usi civili della pista del vecchio aeroporto militare di Lampedusa, avvenuta nel 1968. Sino ad allora, il collegamento dell'isola con Porto Empedocle era stato affidato ai vecchi piroscafi "Mazara" ed "Egadi", costretti a percorrere le 113 miglia di mare in almeno 14 ore.

Dopo avere ricevuto una medaglia d'oro e la cittadinanza onoraria di Lampedusa, Taviani lasciò le Pelagie prospettando così il futuro dell'isola:

"Oggi vi dico che il vostro avvenire sarà il turismo: la seconda industria italiana arriverà anche qui, e molto presto"



"Dopo l'istituzione del collegamento aereo, ( ... ) - ha sottolineato nel suo saggio Dionigi Albera - i visitatori si fanno numerosi, alla ricerca del mare perfetto e di un territorio ancora vergine. Si tratta soprattutto di un turismo d'élite: appassionati di immersioni, benestanti, artisti. L'accoglienza è ancora spesso improvvisata, ma è chiaro che il vento sta girando. Una figura emblematica è quella del vecchio pescatore che, per due mesi, accompagna i vacanzieri a circumnavigare l'isola con la sua barca, stupito dal fatto che lo paghino così tanto per fotografare la costa, le insenature e le grotte a partire dal mare. I suoi figli, invece, si sentono già più a loro agio: hanno lanciato una produzione di magliette che i visitatori estivi apprezzano, con un marchio raffigurante una cernia trafitta dal tridente di un subacqueo. Ormai Lampedusa sembra pronta per il turismo di massa ( ... )



L'economia locale è stata stravolta. L'agricoltura è quasi scomparsa, la pesca è diventata un'attività residuale. La maggior parte degli abitanti lavora oggi nel settore del turismo. Il paesaggio è stato deturpato da un'attività edilizia frenetica, senza alcuna regola ( ... )

Purtroppo, questo è il destino di molte altre isole del Mediterraneo..."

giovedì 16 luglio 2026

IL RAGIONAMENTO DEI "PROFESSORI" SULLE DIVERSE IDENTITA' DI SIRACUSA

Paesaggio di Siracusa.
Foto Ernesto Oliva-Reportage Sicilia©


"Il criterio della pluralità di Siracusa resta l'unico valido, per chi voglia conoscerci e comprenderci"

Nel luglio del 1960 lo scrittore e giornalista livornese Carlo Laurenzi riferì sul "Corriere della Sera" questa chiave di lettura suggeritagli allora da "innumerevoli professori" locali per comprendere le diverse identità siracusane.

"I miei dotti interlocutori - spiegò Laurenzi - parlano di una "piccola Siracusa" e di una "grande Siracusa", secondo una semantica eterogenea... Fanno parte della piccola Siracusa: il porto, gli artigiani, gli sfaccendati, i mercanti, la città vecchia con esclusione dei musei, il clan degli sportivi, i politici; qualche professore allude a questa Siracusa come alla Siracusa "alessandrina".



L'altra, la grande, sarebbe piuttosto la Siracusa "greca": include le gallerie d'arte, il teatro antico, le iniziative che sorgono a proposito del teatro antico, le nuove industrie, il turismo ad alto livello, le zone monumentali...

Parlano altresì di una "Siracusa impropria" che è la più difficile a definire: può rappresentarla, per esempio, il santuario così detto Madonna delle lacrime, ritenuto luogo di prodigi. Tale culto ha luogo in una sorta di hangar con tettoia, e la circostanza è piuttosto bizzarra, se si considera il gran numero di chiese abbandonate ( degnissime, amplissime ) nel centro di Siracusa, in questo simile a Lucca..."


domenica 12 luglio 2026

IL CONTADINO CON IL PANE E IL COLTELLO DI GIANBECCHINA


 

L'IMPAGABILE PIACERE DEL RIPOSO SU UN BISUOLO EOLIANO

Un bisuolo a Panarea.
Fotografie di Piero Di Blasi,
opera citata nel post


"I bisuoli sono una strana invenzione. Sono come dei muretti bassi su cui sedersi o sdraiarsi, freschi quando fa caldo, che seguono il perimetro di un terrazzo o di un luogo esterno alla casa.

Ingentiliti sovente da piastrelle eoliane coloratissime, invitano al convivio, o più semplicemente al riposo. Gli angoli smussati e tondeggianti permettono di appoggiare la testa nella parte ricurva, bombata.

Un bisuolo libero, un bicchiere di bianco da frigorifero, un libro e un pò di musica leggerissima, lontana ma vicina, sono meglio di un'ora di abbracci con la persona che ami.



Non per altro: ma un bisuolo che si rispetti è rigorosamente a una piazza..."

Così lo scrittore e autore teatrale e televisivo Michele Mozzati nel romanzo ambientato a Stromboli "Acqua fuoco trottola" ( Baldini+Castoldi, Milano, 2025 ) ha spiegato la funzione ed il migliore utilizzo possibile del bisuolo, uno degli storici elementi dell'architettura domestica delle isole Eolie.



Molti decenni prima, una delle prime descrizioni giornalistiche di questa particolare seduta trovò spazio in un "fotoreportage" pubblicato nel maggio del 1956 dalla rivista mensile del Touring Club Italiano "Le Vie d'Italia".



L'autore degli scatti realizzati a Panarea fu il fotografo Piero Di Blasi, di recente ricordato dal figlio Carlo come "un grande Papà che tanto si spese in battaglie civili e ambientali in tempi non sospetti sia sull'isola che in generale a Milano ed in Italia".