| Il tempio di Segesta. Fotografia di Nino Teresi, tratta dalla rivista "Sicilia", opera citata nel post |
Fra i tanti viaggiatori inglesi assai noti nel loro Paese che hanno visitato la Sicilia nel Novecento figura l'attore, scrittore e sceneggiatore della BBC Val Gielgud. Londinese, per conto dell'ente radiotelevisivo pubblico del Regno Unito fu il direttore di produzione dell'adattamento per la televisione del dramma di Luigi Pirandello "L'uomo dal fiore in bocca": la trasmissione andò in onda il 14 marzo del 1930, ed è accredita come la prima produzione televisiva trasmessa dalla BBC nel corso della sua celebrata storia.
Trent'anni dopo, Val Gielgud fu autore di un "noir" intitolato "To bed at noon" ( "A letto a mezzogiorno" ), ambientato in una pensione della Sicilia - un luogo in cui uno degli ospiti avrà a che fare con lo strano comportamento dei proprietari - e che l'autore collocò in un immaginario paese chiamato Porto Basso.
L'interesse di questo personaggio della cultura inglese per la Sicilia sarebbe nato nel 1920, quando sbarcò per la prima volta a Palermo in compagnia di un collega universitario di Oxford: un'informazione riferita dallo stesso Gielgud in un articolo da lui pubblicato nel settembre del 1965 dalla rivista "Sicilia", edita dall'assessorato al Turismo della Regione Siciliana.
Il racconto - intitolato "Moment of Truth" ( "Momento della Verità" ) - riferì di un'escursione compiuta durante quel passato viaggio a Segesta insieme al suo accompagnatore e ad un maggiore dell'artiglieria danese in pensione incontrato in un albergo palermitano.
"Tutto quello che sapevo di Segesta - scrisse allora Val Gielgud - si riduceva a qualche vago riferimento contenuto nella descrizione di una delle invasioni cartaginesi. Ricordo che era una giornata torrida, con un cielo d'un azzurro bruciante. Ci siamo andati, naturalmente, in auto, e il nostro autista possedeva tutte le tipiche, accattivanti qualità dei suoi connazionali: l'amore per la velocità fine a se stessa, un coraggio assoluto, una cordialità estrema e una vena loquace, di cui però gran parte sfuggiva inevitabilmente a viaggiatori per lo più ignari della sua lingua.
Diventammo piuttosto nervosi, piuttosto a disagio e terribilmente accaldati.
Finalmente, e apparentemente in mezzo al nulla, l'auto si fermò. Ci trovavamo in una conca poco profonda fiancheggiata da grandi colline rosse, e un pò più in basso serpeggiava un piccolo ruscello. Un gruppo di muli era legato a bordo strada e noi ci issammo con cautela sulle loro schiene pazienti. Così in sella, guadammo il torrente e proseguimmo lungo un sentiero pietroso che curvava molto dolcemente verso l'alto e verso destra, aggirando il fianco della collina più vicina.
Raggiungemmo la cima del crinale e tirammo le redini: ed eccolo lì. il tempio di Segesta, nella perfetta solitudine della sua collocazione, forse a un quarto di miglia di distanza. A precederlo, come un ghiacciaio, una distesa di erba riarsa. Alle sue spalle, lo sfondo di grandi colline interrotto da un varco attraverso il quale, come un immane scudo, il mare scintillava al sole.
Nessun uccello cantava, nessun fumo oscurava il cielo. A parte il lieve, sporadico tintinnio delle briglie dei muli, il silenzio era assoluto. E in quel momento seppi con certezza - come mai avevo saputo sotto le guglie di Oxford, e come avrei saputo di nuovo, ma con minore certezza, vedendo le aquile di Zeus volteggiare contro la rupe di Delfi - il significato dell'idea greca, i valori della purezza classica. Fu da quel momento che iniziai a considerare la Sicilia come il crocevia della civiltà europea, così come la Gran Bretagna è il crocevia del commercio mondiale.
Grazie alla sua posizione geografica unica, e al prezzo di innumerevoli vite, la Sicilia ha attinto dalla Grecia e da Roma, ha assimilato tanto i Normanni quanto i Saraceni e ha sviluppato i punti di forza e il fascino tipici delle terre i cui abitanti godono del vantaggio di un sangue misto..."