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martedì 24 ottobre 2017

L'INFOCONATO SENSO AMOROSO DELLA SICILIA DI TECCHI

Pena d'amore e trivio a Palermo, ottobre 2017.
Fotografia di ReportageSicilia
Era il 1945 quando Einaudi pubblicò "L'isola appassionata" dello scrittore laziale Bonaventura Tecchi.
Il libro, ricordato dopo decenni di oblio dall'antologia "Cento Sicilie" di Gesualdo Bufalino e Nunzio Zago ( Bompiani, 2008 ), fece scoprire nella precarietà italiana di un conflitto appena concluso il complesso dei valori affettivi ed amorosi in Sicilia.
Tecchi ne aveva avuto singolare conoscenza a Palermo, a partire dal luglio del 1940, nel suo ruolo di militare addetto alla censura postale.
L'esame delle lettere scambiate fra soldati e familiari nei mesi della guerra lo autorizzò a scoprire "nel bene e nel male" ( il bene della pena di amore scritta sul muro di una chiesa palermitana, il male della trivialità tracciata sotto quella frase ) - la "miniera degli affetti umani" nell'Isola.

"Dovendo per la ragione della mia mansione aprire lettere private, ficcare il naso negli affari altrui e spesso in cose intime e gelose - spiegava Tecchi - quale strumento mi era offerto per conoscere il cuore segreto degli uomini, per conoscere l'anima dell'isola!"

Lo scrittore di Bagnoregio ebbe modo di leggere lettere assai diverse per ispirazione e ruoli di attore nei rapporti affettivi e sentimentali: fidanzati, sposi, amanti, fratelli o genitori in pena per la sorti del figlio partito per la guerra.



Da questa miniera di differenti espressioni d'amore, Bonaventura Tecchi trasse l'impressione di una Sicilia "isola della luce, miniera di affetti famigliari".

"Ma quel che mi sorprendeva di più - si legge ne "L'isola appassionata" - era che accanto alle espressioni appassionate ( 'amore infoconato' diceva la lettera di una ragazza del popolo; e un bersagliere: 'questo mio cuore tutto di fuoco' ) c'erano anche i toni della delicatezza, della gentilezza...
Quelle donne innamorate, quella sognante malinconia, quegli affetti 'ideali', quelle Mene e quelle Rosalie che leggemmo in Verga, descritte con sì acuto senso di poesia ma alle quali, come creature in carne ed ossa, avevamo creduto sì e no, erano 'vere', esistevano veramente.
'Il mio cuore è stretto in un oblio di lacrime'... scriveva una: 'il mio acutissimo pensiero sopra di te'".



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