| Immagini del set del film "Salvatore Giuliano" tratte dal saggio di Tullio Kezich "Salvatore Giuliano" ( Edizioni F.M., Roma, 1961 ) |
La sera dell'8 marzo del 1962 la piazza di Montelepre fu teatro della proiezione del film "Salvatore Giuliano", girato in buona parte negli stessi luoghi che raccontano la storia del bandito il cui cadavere venne rinvenuto il 5 luglio del 1950, crivellato di proiettili, a Castelvetrano. Quel lontano episodio è rimasto nella memoria della storia di Montelepre, intrecciandosi con la stessa vicenda criminale di Giuliano, che nel film prese il volto di Pietro Cammarata . La proiezione fu voluta dal regista Francesco Rosi e dal produttore Franco Cristaldi, entrambi presenti all'evento. Inizialmente, era stato deciso che avrebbe dovuto avere luogo all'interno dell'unico cinema del paese, ricavato nel 1948 da un vecchio magazzino. Sin dal pomeriggio, il locale fu riempito dai monteleprini, alcuni dei quali accettarono di pagare 500 lire - al posto delle ordinarie 100 - pur di occupare le prime file della sala. Con l'avvicinarsi dell'orario fissato per la proiezione, la ressa di persone fu tale che apparve chiaro come quel cinema non sarebbe bastato ad ospitare centinaia di spettatori. Fu così deciso di allestire un grande telo sul prospetto di un edificio in piazza Flora - luogo giù utilizzato per numerose riprese del film - e di spegnere le luci dell'illuminazione pubblica per consentire la visione della pellicola. In ritardo su quanto stabilito, la proiezione terminò oltre l'una di notte, fra le risate di chi si riconosceva tra le comparse ed i silenzi di chi - come alcuni ex componenti della banda Giuliano reduci dal processo di Viterbo - non esprimeva alcun giudizio sulla narrazione cinematografica dei fatti. Sembra però che la scena dell'uccisione del bandito da parte di Gaspare Pisciotta - interpretato da Frank Wolff - sia stata accompagnata dall'urlo del fratello Pietro, "è tutto falso!".
Lo scrittore e saggista Gianni Bonina ha così ricordato altre proteste che accompagnarono quella proiezione pubblica del film:
"Rosi - ha scritto Bonina in "L'isola che trema" ( Avagliano Editore, Roma, 2006 ) - passava le sere al circolo di cultura o a Palazzo Di Bella e i paesani, dall'arciprete al sindaco, gli raccontarono tutto. Ebbe a che fare solo con uomini tanto che non riuscì a trovare una donna disposta a fare da comparsa, sicché fu costretto a scritturare donnine di Palermo. Quando in piazza Flora fu data l'anteprima del film, mentre gli uomini ridevano riconoscendosi le donne fremevano disconoscendosi finché si alzarono inviperite urlando contro Rosi:
"Non siamo noi quelle".
Non accettarono soprattutto di vedersi mentre riempivano secchi alla fontana dopo che ci avevano bevuto i buoi..."
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