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domenica 12 aprile 2026

LA LUNGA ATTESA DEI TONNAROTI TRAPANESI

L'ex Stabilimento Florio a Favignana.
Foto Ernesto Oliva-ReportageSicilia


Alla fine degli anni Quaranta dello scorso secolo, in Sicilia si contavano una trentina di tonnare attive, che pescavano una media di circa 42.000 tonni all'anno.

Quella più produttiva si trovava a Favignana, che riusciva a catturare una media annuale di 5.000-8.000 tonni. Calare una tonnara significava allora investire un capitale fra i venti ed i trenta milioni per stagione, con l'alta possibilità di una notevole perdita economica.

Queste e molte altre informazioni sono contenute in un lungo reportage intitolato "Il tonno e la tonnara" pubblicato nel settembre del 1951 dalla rivista "Le Vie d'Italia" del Touring Club d'Italia.

Autore del servizio, corredato da numerose fotografie, fu Francesco Alliata, uno dei quattro fondatori - gli altri furono Quintino Di NapoliPietro Moncada Renzino D'Avanzo,  ( quest'ultimo cugino di Rossellini e marito della sorella di Visconti ) - della Panaria Film: la casa di produzione palermitana nata nel 1945 che nel dopoguerra realizzò in Sicilia, insieme ad altri, il documentario "Tonnare"

Tonnaroti nel trapanese.
Fotografia di Quintino Di Napoli,
opera citata nel post

 

"Nel terzo secolo avanti Cristo una monetina in bronzo di Solunto, colonia punica nei pressi di Palermo - scrisse Francesco Alliata - portava impresso su una delle sue facce il tonno; circa un secolo prima un ignoto artista siciliano aveva riprodotto su un vaso ( museo di Cefalù ) una gustosa scena di mercato in cui un pescivendolo litiga con l'acquirente a causa di un grosso tonno che fa bella mostra di sé  su una panchetta; queste sono fra le più antiche testimonianze della popolarità del tonno in Sicilia.

Si pensa che fosse pescato con sistemi primitivi e ad uno per volta. Inventarono un nuovo sistema di pesca, ingegnosissimo ed efficace, gli arabi con la "tonnara"; essi dovettero studiare le abitudini dei pesci in modo da colpirli con un'arma che permettesse di catturarli in grande quantità...

Gli arabi, quindi, ne studiarono le abitudini ed escogitarono, intorno al Mille, la più grande trappola marina, che ha nome di "tonnara". Ancora oggi si usano, integri, gli stessi canoni, si procede nella identica maniera ed ogni cosa denunzia l'origine araba: la nomenclatura ( muciara, rais, cialoma, parascalmo, ecc. ), i canti ritmici e gutturali, le rigorose tradizioni che ispirano ogni operazione e soprattutto il modo di pensare e di agire degli uomini della "tonnara": i "tonnaroti"...

Se dovessi dire quale è la somma delle mie impressioni sui tonnaroti, direi che sono uomini che vivono permanentemente in attesa: durante la stagione morta per mesi e mesi fabbricano le interminabili reti, riparano e calafatano le numerose imbarcazioni, fanno manutenzione ai cavi di acciaio, alle ancore, alle reti di cocco e di sparto; poi caricano i grandi battelli e attendono impazienti per giorni e giorni le condizioni favorevoli per calare la tonnara; esaurita in poche ore questa operazione, restano in attesa del tonno per giorni, settimane e, forse, mesi.

Pronti sulle barche, gli occhi fissi nelle profondità, tenendo in mano finissime lenze che vibrano quando il tonno le sfiora, attendono..."


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