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giovedì 21 maggio 2026

IL SORVOLO DEGLI SPIRITI SULLE CURVE DELLA "CURSA" DI ROMUALDO ROMANO

Immagini della Targa Florio del 1907,
la seconda edizione nella sua storia.
Nelle fotografie sottostanti,
Fournier e Achilli su una "Baiardi Clement".
Scatti tratti dall'opera citata nel post


Alcuni fra gli scrittori siciliani del Novecento non hanno mancato di inserire nelle loro opere riferimenti più o meno estesi alla "Cursa", la Targa Florio: una gara automobilistica entrata nella narrazione del costume siciliano di quel secolo, oggi diventata quasi la narrazione di un Mito.

Di Targa Florio hanno certamente scritto ( l'elenco non ha pretese di completezza ) Giuseppe Antonio BorgeseGesualdo BufalinoLeonardo SciasciaVincenzo ConsoloErcole Patti e Romualdo Romano.

Quest'ultimo - forse il meno noto - pubblicò un breve articolo dedicato a Vincenzo Florio ed alla sua "Cursa" sul settimanale "Epoca" del 13 settembre del 1951: tre giorni prima, Franco Cortese aveva vinto su una Frazer Nash la 35a edizione della gara, portata a termine solo da otto dei 25 partenti.



Due anni prima, Romano - palermitano, insegnante in una scuola elementare - aveva vinto il "Premio Hemingway" con il breve romanzo "Scirocco", ottenendo un premio da 100.000 lire e soprattutto la pubblicazione, nel 1950, nella collana "La Medusa degli Italiani" di Arnoldo Mondadori Editore:

"Mentre Vincenzo Florio additava le sbiadite immagini di uomini già scomparsi, di assi e di celebrità del bel mondo fine Ottocento - si legge nell'articolo di Romano su "Epoca" - io viaggiavo nel tempo.

Dissi:

"Non è possibile che in meno di mezzo secolo si faccia tanta strada!"

E invece sbagliavo.

Lì, su quelle vecchie immagini, il mondo scomparso rivive tranquillamente, passava come sequenza davanti gli occhi attoniti dei presenti, svaniva poi nella lontananza.

Nel 1906 eravamo bambini, forse non eravamo nati. Eppure nasceva la "Targa Florio" e, con essa, altre edizioni consorelle in ogni altra parte del mondo. 

Nasceva la macchina. 

"Allora disse Vincenzo Florio contemplando una sua vecchia foto - "il mondo era da conquistare. Stavamo per conquistarlo agli occhi smarriti degli increduli. E volevamo conquistarlo per questo...".

Un enorme volante collocato sulla torretta fa bella mostra davanti i nostri occhi. Dietro il volante un mastodontico pilota che si accinge a lanciare la sua freccia. In fondo, una folla di appassionati, le magnifiche signore convenute da ogni parte, i giornalisti, i fotografi con i mantici lunghi un metro, i competenti che consultano i Roskoff; e più in là, solide come barriere di acciaio, le transenne di sicurezza.

Tutto questo lo volle lo stesso Vincenzo Florio che oggi ci parla, che si apparta un attimo per dare retta al telefono, il più fedele fra i suoi fedeli che da anni lo coadiuvano nella complicata organizzazione e nella regia.



Quest'anno la Targa è come se rinascesse. Da dieci anni aveva deviato il suo percorso, sino all'incidente La Motta-Faraco.

Adesso ritorna nella sua prima edizione, nel magnifico e pittoresco Circuito delle Madonie. Ritorna sulle strade battute dai più celebri assi del volante, molti da tempo scomparsi. La Targa sulle Madonie fa rinascere l'Ottocento e la sua malinconica dipartita. E' come se si affondasse improvvisamente nel tempo.

Nuvolari, Chersi, Chiron, Borzacchini, Brivio, Varzi, Divo, Pintacuda, si adunano in questo stesso Circuito che diede loro la gloria. Alcuni saranno presenti veramente. Gli altri sorvoleranno con i loro spiriti le zone impervie e le insidiose curve nelle montagne. Ma ci saranno tutti. Anche edoardo Scarfoglio vedremo segnare appunti per il suo giornale.

"Quali sono i suoi pronostici, quest'anno?" chiedo.

Il commendatore Florio guarda il suo taccuino e scrolla il capo.

"il segreto è necessario per la buona riuscita", dice piano, poi sorride.

Leggo nei suoi occhi l'ansia e l'attesa: dopotutto, è una sua creatura questa Targa; è una figlia che ha bisogno di vestiti e di denaro per l'avvenire.

Vincenzo Florio lo sa e fa di tutto per essere veramente un padre" 

 


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