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domenica 2 giugno 2019

LA CANZONE PER LE DONNE FAVIGNANESI DEL SIGNOR TURCHETTI

Il porto di Favignana.
Fotografia di Ernesto Oliva-ReportageSicilia

"Favignana - hanno scritto Maria e Giovanna Guccione in "Frascatole, Favignana, ricette e altre storie" ( Coppola editore, 2003 )- era stata fin dal tempo dei Pallavicino, proprietari dell'isola dalla seconda metà del Seicento, un paese agricolo che, grazie ai prodotti della terra e dell'allevamento del bestiame, alla pesca del tonno e all'estrazione del tufo era pressocché autosufficiente.
Il mare, pur se ricchissimo, come si legge in un articolo della rivista 'Mondo Sommerso' del 1961, a firma di Maurizio Sarra, era poco sfruttato, eccezion fatta per la tradizionale pesca del tonno.
L'isola contava più di seimila abitanti, quasi il doppio rispetto ad oggi, che vivevano di agricoltura, allevamento, pochissima pesca artigianale e pesca del tonno con relativa lavorazione nello Stabilimento Florio.
Pur essendo mal collegata con la terraferma, era piena di vita, fermento e attività.
Nessuno restava con le mani in mano: ad esempio quando finiva il periodo della pesca dei tonni, le ragazze in casa si dedicavano a districare le corde che erano servite per tenere a mare le reti e a renderle riutilizzabili per l'anno successivo e questo consentiva alle famiglie un piccolo guadagno in più...
Al signor Turchetti, fisarmonicista del Circo Bisbini, si deve la canzone ispirata all'isola, o meglio alle belle ragazze di quegli anni,

'Favignanese mia bella isolana, quando la sera nel silenzio imbruna...'

divenuta per anni il pezzo forte dei complessi folcloristici locali"


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