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lunedì 8 marzo 2021

CESARE BRANDI E L'AMORE PER IL PAESAGGIO CIRCOLARE DI ERICE

Scorci di Erice.
Foto
Ernesto Oliva-ReportageSicilia


Storico dell'arte nato e cresciuto in uno dei luoghi che raccontano la cultura italiana - Siena - Cesare Brandi fu legato da profondi legami alla Sicilia. A Palermo, Brandi è stato professore ordinario di Storia dell'arte medievale e moderna; ed all'Isola, dedicò un appassionato saggio di impressioni ed appunti su alcuni luoghi che raccontano la sua arte, dai graffiti preistorici di Levanzo alla pittura novecentesca di Guttuso.

In "Sicilia mia" - pubblicato da Sellerio nel 1989 - Cesare Brandi così descrisse la silenziosa architettura di Erice, col suo intreccio quasi perfetto fra azione dell'uomo e opera della natura: 

"A Erice si vorrebbe arrivare per uno di quei misteriosi trasferimenti che di balza in balza fa Dante nel Purgatorio, e che all'ingresso di Erice fosse un angelo a cancellarci i P dalla fronte, tutti i peccati cioè, perché qui, dove sembra di stare nell'aria, tanto improvvisa è l'elevazione e azzurro il baratro intorno, alla leggerezza dell'aria vorremmo aggiungere una coscienza scevra di fanciullo.



Come è luminoso e lindo il paese, con i suoi lastricati a disegno; come è serena questa atmosfera, senza rumori, ove quasi par di sentire il respiro che esce di bocca; come è lieve il passo su queste strade dove scorre un velo di luce, e come è nitido questo paesaggio quasi circolare che ci circonda, le saline di Trapani e l'andamento sinuoso della costa; sembra una cosa disegnata nel palmo della mano, così netta e così lontana, così vicino all'occhio quasi come al cuore che l'ama subito come fosse un ricordo di infanzia..."   

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