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venerdì 11 settembre 2026

STORIA, LEGGENDE E ABBANDONO DEL CASTELLUCCIO DI GELA

Il Castelluccio di Gela
in una fotografia di Leonard Von Matt,
tratta dall'opera di Pietro Griffo
"Gela destino di una città greca di Sicilia",
edita da Stringa Editore di Genova nel 1963


"Per la sua posizione, per il sobrio profilo che si staglia fra il cielo e la piana di Gela, per la sua struttura architettura di inconfondibile matrice medievale. può benissimo essere incastonato fra i piccoli grandi tesori siciliani. Queste condizioni possono essere ancora mantenute se la mano e il cuore degli uomini non rimarranno insensibili a quello che il tempo ha voluto, nel bene e nel male, preservare.

Una cosa è certa: l'inesorabilità del tempo e il Castelluccio sono ormai alle strette; ed a nulla varranno le migliaia di depliant turistici per preservarlo dal crollo delle ultime mura. Oggi fra le sue torri smerlate e fra le feritoie a forma arciera, nidificano gazze e cornacchie, fra pungenti aromi di erbe selvatiche..."

Così - in un reportage pubblicato il 17 giugno del 1987 sul quotidiano "La Sicilia" - il giornalista, poeta e promotore della cultura siciliana empedoclino Federico Hoefer denunciò lo stato di abbandono del Castelluccio di Gela: un singolare e poco noto esempio di architettura medievale dell'Isola, a una decina di chilometri dalla cittadina nissena e che ancor oggi non sembra poter cambiare il suo destino di disfacimento.

"Le due torri quadrate poste ai lati del corpo principale guardano ad Est e ad Ovest; le strutture interne centrali, sorrette da archi che dovevano servire per la guarnigione - questa la descrizione fatta all'epoca da Federico Hoefer - conferiscono al maniero possanza. La luce naturale, sia quella solare, sia quella romantica lunare, equamente distribuita fra la costa eschilea e quella dell'ex piana a tavoliere bianco di cotone, vi gioca un ruolo di chiaroscuri di incomparabile suggestività. Nelle fondamenta pare che fosse ricavata una capiente cisterna per l'acqua..." 



Hoefer aggiunse una suggestiva ipotesi sull'originaria struttura del Castelluccio riferita dallo studioso locale Giancarlo Fastame, secondo cui l'edificio sarebbe stato munito di una galleria sotterranea di collegamento alla città di Gela, sino agli ex-Granai di Palazzo Ducale: una circostanza a quanto pare mai verificata, ma che in passato ha alimentato le leggende che accompagnano la storia di questo monumento. 

Il nome Castelluccio compare già in un atto di donazione del 1143, quindi in epoca normanna; ma ciò che si osserva delle attuali strutture sembra risalire al XIII secolo. Fra i primi proprietari, vi sarebbero stati Anselmo di Modica e i suoi discendenti; il figlio Perollo, militare di Caltagirone, nel 1346 ne ebbe confermato il possesso da Federico III d'Aragona. Sotto il re Martino, il Castelluccio passò al nobile Ruggero Impanella e, nel 1422, a Simone de Corella, coppiere reale; quindi, l'edificio sarebbe passato al patrimonio degli Aragona di Terranova e quindi dei Pignatelli: passaggi di proprietà accompagnati da interventi di ristrutturazione, incendi e, forse, da un rovinoso terremoto, nel novembre del 1542. Dopo questi eventi, il Castelluccio sarebbe stato definitivamente abbandonato, alimentando il consueto proliferare di racconti e dicerie sulla presenza di spiriti, fantasmi e streghe che, promettendo la scoperta di tesori, ucciderebbero gli incauti ricercatori. 

Ben più reale è la storia di abbandono e rovina del Castelluccio raccontata negli ultimi decenni, allorché si tentò di porre rimedio ad un dissesto aggravato dai danni arrecati dalle operazioni belliche che nel luglio del 1943 videro il territorio di Gela - e la stessa area dello storico edificio - al centro dell'"operazione Husky"

Passato sotto la proprietà dell'assessorato regionale al Turismo della Regione Siciliana, nel 1987 fu stanziato un finanziamento da 500 milioni di lire per il suo restauro. I lavori - che compresero anche una campagna di scavi diretti dalla Sovrintendenza di Caltanissetta - si conclusero nel 1993; nel 2004 il Castelluccio fu dotato di un impianto di illuminazione notturna che avrebbe dovuto valorizzare il suo elegante profilo sulla collina di gesso di contrada Spadaro. Ma l'assenza di un reale progetto di tutela di questo monumento - causata, pare, anche dalla indisponibilità di custodi - ne ha decretato un nuovo abbandono, accompagnato da vandalismi e furti del materiale elettrico e delle suppellettili che avrebbero dovuto promuovere l'accoglienza dei visitatori.



Alla luce dell'attuale sorte assegnata a questo dimenticato e maltrattato esempio di architettura trecentesca dell'Isola, non si può che rileggere con amarezza quanto ancora scrisse quasi quarant'anni fa Federico Hoefer:

"C'è da osservare che per la sua posizione, per il sobrio profilo che si staglia fra cielo e piana gelese, per la sua struttura architettonica di inconfondibile matrice medievale, il Castelluzzo può benissimo essere incastonato fra i piccoli grandi tesori siciliani..."