| Pescatori a Favignana. Fotografia Ernesto Oliva-ReportageSicilia© |
Il neologismo è recente, ma descrive perfettamente ciò che sta accadendo in molte località - soprattutto quelle costiere e delle isole minori meta di vacanze - della Sicilia: turistificazione.
Il fenomeno in corso da anni in questi luoghi è quello della trasformazione delle attività umane in funzione dello sfruttamento del turismo come principale e quasi unica fonte di reddito: una scelta di sviluppo dettata a volte dalla crisi della pesca o dell'agricoltura, ma che finisce con il penalizzare la tutela dell'ambiente, la vivibilità, il costo della vita e i "mestieri" di quel territorio.
Così, i pescatori, gli agricoltori, gli artigiani, i manovali ed altri lavoratori cresciuti nel solco della storia e delle tradizioni locali si trasformano in gestori di alberghi, b&b, ristoranti, pub, negozi di souvenir o in noleggiatori di scooter o biciclette.
Chi abbia conosciuto e frequentato sino a qualche decennio fa località come Cefalù, San Vito Lo Capo o Favignana non può non notare gli effetti di questa turistificazione, al punto da decidere di non mettervi più piede se non quando l'industria del turismo vive il suo periodo di stanca invernale.
Già nel 2009, Ignazio E. Buttitta ( "Festa e lavoro nella Sicilia del mare", Fondazione Ignazio Buttitta, Palermo ) aveva segnalato l'avvio di questo processo:
"... A differenza di altre regioni italiane bagnate dal mare ma economicamente rivolte all'interno del territorio, la Sicilia ha visto nascere e/o svilupparsi numerose comunità in funzione dello sfruttamento delle risorse ittiche e delle vie marittime.
Tra tutte basti ricordare Mazara del Vallo, Favignana, San Vito Lo Capo, Sciacca, Porto Empedocle, Licata, Augusta, Porticello, Porto Palo. Comunità che ormai da qualche decennio, non senza difficoltà, cercano di riconvertirsi in poli turistici di massa ( più raramente d'élite ) per supplire alla crisi della pesca e ampliare le fonti di reddito..."
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