| Barche da pesca a Marina di Tusa. Sotto, venditore palermitano di sardine salate. Fotografie Ernesto Oliva-ReportageSicilia© |
"Cui pò iri pri terra, nun vaja pri mari"
( "Chi può andare per terra, non vada per mare", n.d.r )
Quindi Finocchiaro, notando come il mare sia il luogo visionario e mitico di uno dei più complessi romanzi siciliani - "Horcynus Orca" di Stefano D'Arrigo - ricorda l'ambivalente rapporto degli isolani con il mare da cui ricavano, in passato più di oggi, il loro sostentamento:
"La gente di mare, in Sicilia, è una pletora di uomini e di donne segnati da profonde differenze. Vi sono i pescatori in genere, e di essi, il gruppo più noto e prestigioso è quello dei tonnaroti, ma non deve dimenticarsi quello dei pescatori di pesce spada che ha soprattutto caratterizzato lo spigolo messinese dell'isola; e vi sono ancora i salinari, i salatori, i corallari, i mastri d'ascia e i costruttori di barche.
Tutti quanti, gente di mare e di terra, soggetti socialmente deboli operanti su terre amare, che del mare nutrivano un rispetto frutto di timore per la sua grandezza e forza, ed uno di odio e rapina, ogni volta che le condizioni meteorologiche favorevoli ne disinnescavano la potenza minacciosa..."
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