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venerdì 31 maggio 2019

L'EPOCA GELESE DELLA MORBIDA RENA

La spiaggia di Gela.
La fotografia dell'Assessorato regionale al Turismo,
venne pubblicata dalla rivista "Sicilia"
edita nel giugno del 1957
"Dalla terrazza del Molino a Vento - si legge nella Guida Rossa "Sicilia" pubblicata nel 1953 dal TCI - bella vista sul mare e una vasta estensione di spiaggia, che verso Sud Est, oltre in fiume Gela, si vede fasciata da un vasto bosco di eucalipti ( Foresta Calvario ), per una superficie di 200 ettari, dove l'Azienda Foreste Demaniali ha istituito la Colonia Antonietta Aldisio e con il 1953 funzionerà un villaggio turistico a carattere internazionale...
Si ritorna alla piazza Umberto I, dalla quale a destra, per la via Navarra Bresmes, si scende alla spiaggia, donde avanza un lungo pontile; sulla destra, si estende il Lido, con una vasta fascia di morbida rena, dotato di uno stabilimento e di circa 200 cabine..."



domenica 26 maggio 2019

FENOMENOLOGIA DEL TRAFFICO DI PALERMO

Traffico a Palermo.
Le fotografie  riproposte da ReportageSicilia
sono tratte da "Mediterraneo",
rivista edita nel marzo del 1973
dalla Camera di Commercio di Palermo
Poco dopo mezzogiorno, all'angolo fra la via Roma e la via Cavour gli sguardi pressanti degli automobilisti sono puntati sul semaforo.
Da una parte non è ancora comparso il verde che già le prime avanguardie di auto e scooter cominciano ad invadere le strisce pedonali, provocando il fuggi fuggi di un gruppo di pedoni. 
Nel frattempo, il fronte avverso di guidatori cerca di sfruttare gli ultimi secondi di marcia concessi dal giallo, occupando l'incrocio senza alcuna logica speranza di poterlo liberare prima dell'arrivo del rosso.
L'epilogo è scontato.
Dal groviglio di auto si leva un isterico concerto di clacson, il cui unico utile scopo è quello coprire un coro di imprecazioni e bestemmie: tutti se la prendono con tutti.
All'angolo di un marciapiede intanto, un divertito gruppo di turisti tedeschi riprende con la scena con i telefonini: un souvenir di Palermo destinato a consolidarne la fama di città dove la guida di un veicolo comporta al forestiero gli stessi rischi procurati da una solitaria passeggiata notturna in una foresta tropicale.
Il caos del traffico cittadino è così la perfetta metafora dell'incapacità  palermitana di vivere in un sistema ordinato e condiviso di regole civiche, nel quale l'individualismo del singolo prevale sugli interessi comuni e dove la prepotenza soffoca le logiche del beneficio collettivo. 



Il fenomeno è stato oggetto dell'analisi di Roberto Alajmo, che ne ha fatto motivo di suggerimenti per il viaggiatore ed il turista che  visitano Palermo:

"La fenomenologia del traffico nella Città - avverte in "Palermo è una cipolla" ( Editori Laterza, 2005 ) - meriterebbe una trattazione a parte.
Come viaggiatore informato dei fatti ne avrai sentito parlare e non sarebbe onesto né utile tenerti nascosta la verità.
Un solo avvertimento: se mai deciderai di uscire dall'albergo non lo fare, per favore, nelle ore di punta, quando il traffico raggiunge l'apice dell'esasperazione.
Soprattutto mai di sabato e mai di domenica.
Se ancora è accettabile l'imbottigliamento feriale, quello festivo è irritante per motivi proprio filosofici.
Ci si immagina che dal lunedì al venerdì tutti questi automobilisti vadano da qualche altra parte per ragioni di lavoro e che dunque siano obbligati a farlo.
Ma nei fine settimana dove vanno?
E ovunque vadano, perché ci vanno in macchina?
E soprattutto: perché con le loro macchine impediscono alla mia di avanzare rapidamente?"
  


mercoledì 22 maggio 2019

L'ARCHITETTURA DEL SALE DEL BAGLIO CALCARA

Fotografie
Ernesto Oliva-ReportageSicilia

"Aggregato rurale a servizio di un ben determinato tipo di economia capitalistico - ha scritto Giuseppe Oddo in "Bagli e masserie di Sicilia", Regione Siciliana, volume I, 2001 - il baglio del trapanese si è affermato a cominciare dal Seicento, quale elemento trainante nell'urbanizzazione a case sparse.



Consiste in una grande costruzione di forma quadrangolare che, al suo interno, racchiude un vasto cortile a cielo aperto ( bagghiu ) attorno al quale si dispongono gli edifici funzionali alla conduzione dell'azienda ( stalle, fienili, magazzini, torchi, panetteria, dispensa, dormitoi ) e, in posizione di preminenza, la villa padronale.
Spesso vi è annessa una cappella"



La descrizione di Giuseppe Oddo illustra perfettamente uno dei bagli trapanesi più suggestivi e facilmente accessibili grazie ai volontari del WWF: il Baglio Calcara, ubicato all'interno della Riserva delle Saline di Trapani e Paceco-Nubia.
Il suo nome trae origine dagli argini delle saline circostanti, costruiti con cantoni di calcare e tuttora perfettamente adeguati alla loro funzione.




L'edificio - la cui funzione era strettamente legata alla produzione ed alla lavorazione del sale -  ha un impianto che potrebbe risalire al secolo XVI: il suo cuore è il frantoio, sistemato sul tetto a terrazza, all'interno di una torre in muratura.
Grazie ad una ruota dentata in legno, il movimento delle pale del mulino di tipo olandese assicurava la triturazione e l'affinamento del sale grezzo.



Il Baglio Calcara - con i suoi ambienti di servizio, le stalle ed i magazzini per il deposito degli strumenti e dei materiali dei salinai - rappresenta oggi un magnifico esempio di architettura produttiva pre-industriale nella Sicilia occidentale: il segno dell'incontro fra una secolare attività sul territorio degli uomini e le prime applicazioni tecnologiche a supporto di antichi saperi lavorativi. 







lunedì 20 maggio 2019

I LINGUACCIUTI MESSINESI DAL DOLCE ACCENTO DI CAMILLA CEDERNA

Festeggiamenti nel giorno dell'Assunta a Messina.
La fotografia è di Alfredo Camisa
e venne pubblicata nel 1960
dall'opera "Lo Stretto di Messina e le Eolie",
pubblicata da L'Editrice dell'Automobile


"Sono così arrivata all'ultima tappa del mio giro in Sicilia - scrisse la giornalista milanese Camilla Cederna in "Signore & Signori", edito da Longanesi nel 1966 - e vado verso Messina, i cui abitanti, mi dicono, sono linguacciuti come Ulisse e hanno il più dolce accento dell'isola..."

mercoledì 15 maggio 2019

RELIGIOSITA' DEI SICILIANI NELL'OPINIONE DI ALCUNI VIAGGIATORI INGLESI

Venditori di statue e immagini sacre
a Caltanissetta.
Fotografie di Ernesto Oliva-ReportageSicilia
"Il clero che nelle aspettative degli Inglesi dovrebbe essere, insieme alla nobiltà, depositario della cultura - ha scritto Maria Carla Martino in "Viaggiatori inglesi in Sicilia nella prima metà dell'Ottocento", Edizioni Ristampe Siciliane, 1977 - è continuamente accusato di rozzezza ed ignoranza; pochi abati colti e illuminati fanno eccezione alla regola.
La religione cattolica, comunemente indicata come 'superstition' dai viaggiatori, viene fatta oggetto di violente e frequenti critiche e ad essa vien fatto risalire lo stato di arretratezza in cui si trova il popolo siciliano...
Talvolta gli Inglesi si compiacciono di rilevare i rapporti di derivazione che, a loro avviso, esistono tra credenze e feste cattoliche e la mentalità ed i riti pagani.
Così John Butler, marchese di Ormonde, vede nelle suore le moderne vestali; i santi altro non sarebbero, se non gli antichi semidei; e viene rilevato persino che la tonsura dei preti ha precedenti tra i sacerdoti di Isis.



Per i viaggiatori l'esagerato culto delle immagini merita il nome di idolatria...
E W.H.Bartlett, a proposito di una festa religiosa alla quale assiste nel 1852 a Giardini, dopo avere descritto l'allegria generale conclude:

'Tutto questo si potrà ben chiamare pigrizia e superstizione; ma c'è da chiedersi se il popolo, con le sue feste sacre e con i suoi innocui divertimenti, non conduca una vita assai più felice di quella della nostra popolazione, sommersa dal lavoro ed eccitata dal gin'..."



venerdì 10 maggio 2019

UN PROVERBIALE MODO DI NAVIGARE LUNGO LA COSTA DI CEFALU'

Il vecchio porto di Cefalù negli anni Cinquanta.
La fotografia è tratta da una pubblicazione
dell'Ente Provinciale per il Turismo di Palermo
edita dopo il 1951
"Iri terra terra, comu la varca di Cefalù"
Si dice di chi si accontenta di poco, ma un tempo aveva un significato letterale: le barche di Cefalù per entrare ad una certa ora nel porto, durante la festa del patrono della città - San Salvatore - bordeggiavano lungo la spiaggia, "terra terra", appunto.
L'espressione venne ricordata nel 1957 da Calogero Di Mino in "Miti e leggende, usanze, proverbi e canti della marina di Sicilia", in "Etnografia e Folklore del mare" ( Napoli ), ed oggi è quasi del tutto dimenticata anche fra una buona parte dei cefaludesi.
La frase, così, ricorda il periodo remoto in cui le pratiche marinare dei paesi costieri siciliani finivano con lasciare traccia nel comune riferire di fatti e abitudini locali.
Tempi in cui i modi dire, i proverbi e le credenze costruite sull'arte della navigazione e della pesca costituivano - ricordava il compianto Sebastiano Tusa nel 2009 - "il corollario sovrastrutturale che ci fa percepire la ricchezza e la complessità di una civiltà che affonda le sue radici remote in un passato millenario che travalica anche la storia scritta"