| Una veduta di Gela, con il primo piano le mura di Capo Soprano. Fotografia di Leonard von Matt, tratta dal saggio "Gela, destino di una città greca di Sicilia", opera citata nel post |
La notte di sabato 10 luglio del 1943, la costa di Gela fu teatro dell'imponente sbarco alleato che dalla Sicilia avrebbe cambiato il corso del secondo conflitto mondiale e i destini futuri dell'Europa.
In epoca moderna, questo evento bellico ha ridato per qualche giorno a Gela quella identità di "città di mare" che oltre due millenni fa, dopo sporadici sbarchi di migranti pre-ellenici, aveva determinato la sua colonizzazione da parte di gruppi di popolazione greca rodio-cretese.
Lo sviluppo dell'industria petrolchimica registrato nel secondo dopo guerra ha generato un rapporto di semplice "consumo" dell'ambiente marino gelese, rimasto per il resto avulso dall'identità territoriale e ambientale locale e limitato, oggi, ad un uso ricreativo-balneare.
Nel saggio "Industrializzazione senza sviluppo. Gela: una storia meridionale", pubblicato da Franco Angeli a Milano nel 1968 ( meritoriamente ristampato nel 2023 a Gela su un'iniziativa promossa da Nuccio Mulè ), Eyvind Hytten e Marco Marchioni avevano già individuato il voltafaccia della città al suo mare:
"Il mare, che in genere condiziona la vita di una comunità che vi sia costruita sulla costa, non sembra rappresentare un elemento importante nella vita della città. La stessa attività peschiera, una volta abbastanza fiorente, è oggi completamente distrutta..."
Cinque anni prima della pubblicazione del saggio di Hytten e Marchioni, la stessa valutazione era stata espressa dallo studioso di antichità e storico Pietro Griffo nell'opera "Gela, destino di una città greca di Sicilia" ( Stringa Editore, Genova, 1963 )
"Gela non fu mai, e sostanzialmente non è nemmeno adesso, una città marinara. I suoi interessi, le sue conquiste, la sua espansione, furono sempre legati alla terra e mai ebbero motivo di distaccarsene..."
Ai nostri giorni, Gela continua a rifiutare la sua natura di città bagnata dal mare. La marineria locale e una possibile parte di sviluppo delle attività turistiche - queste ultime penalizzate anche dallo sfregio arrecatole dalla presenza delle infrastrutture industriali, in buona parte in stato di rugginoso abbandono - pagano il prezzo dell'interramento del porto, da affrontare, in primo luogo, con una complessa opera di dragaggio.
Difficoltà tecniche e lungaggini burocratiche rendono tuttavia difficile una previsione sull'esecuzione di questo progetto che potrebbe forse un giorno riassegnare a Gela l'identità di "città di mare".
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