"Bucato a Marineo"
fotografia di Ezio Quiresi
tratta dall'opera
"Donne. Il lavoro femminile
in Italia nel Dopoguerra in 80 fotografie"
edita nel 2006 da MUP
"I paesi sulle creste dei colli e dei monti - scrisse nell'agosto del 1953 sul "Corriere della Sera" lo scrittore calabrese Corrado Alvaro, incontrando l'abitato di Marineo lungo lo strada proveniente da Corleone - hanno in genere quasi un'insegna: la roccia di una forma singolare, un'acropoli. Marineo, a sud di Palermo, è in questo senso di una classicità rustica. L'abitato è della stessa natura della roccia, naturalmente, ne è ricavato, ma assume l'aspetto di una cristallizzazione della roccia, i perfetti cristalli d'uno di quei grossi pezzi di topazio di o di smeraldo appena cavato dalla miniera. Questa aridità metafisica è dovuta alla mancanza di alberi nell'abitato. L'albero nella città è una conquista moderna diffusa dal settentrione. A volte, in questi paesi, si avverte una suggestione vaga d'Oriente, e la stessa gente sembra di incontrarla in luoghi più remoti..."
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