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domenica 18 gennaio 2026

L'ETNA, IL "MONTE DEL DESTINO" CHE SOVRASTA CATANIA

Catania e l'Etna.
Fotografia tratta dalla rivista
"L'Illustrazione del Medico"
edita a Milano nel gennaio del 1938
da Maestretti Editori


Nel 1971 lo scrittore e documentarista svizzero Jakob Job ricordò l'eruzione dell'Etna che nel 1669 investì Catania, allorché "un fiume di lava lungo 22 chilometri rovinò verso il mare", e la leggenda secondo cui "il velo di Sant'Agata, messo a scudo contro la fiumana incandescente, la deviò dal convento dei Benedettini, cosicché finì in mare a sud-ovest della città, senza toccarla, limitandosi a colmare parzialmente e a restringere il suo porto"

"Catania - aggiunse Jakob in "Sicilia", edito da Edizioni Silva a Zurigo - è sempre piena di vita; le sue larghe strade sono vere e proprie arterie pulsanti della sua frenetica attività. Ma anche l'arte, la cultura e la scienza sono di casa in questa città perennemente posta, in mezzo alla sua impetuosa esistenza, sotto la minaccia della morte. Ché sopra di essa sta il monte del destino, l'Etna, la cui sommità scintillante di neve illumina la sua smisurata distesa di case..."



domenica 11 gennaio 2026

LA SEVERA UMANITA' DEL "PANTOKRATOR" DI CEFALU'

Fotografia
Ernesto Oliva-ReportageSicilia©


Gran parte degli storici dell'arte che si sono occupati delle decorazioni musive presenti all'interno delle chiese palermitane di età normanna concordano nell'indicare il Cristo Pantocratore di Cefalù come il modello più elevato fra tutti gli altri per fattura e valore artistico. Nel saggio "Mosaici medievali in Sicilia", edito da Sansoni a Firenze nel 1949, lo storico dell'arte fiorentino Roberto Salvini descrisse il "pantokrator" di Cefalù con una ricchezza descrittiva che ne scopre ogni dettaglio fisiognomico e psicologico:

"Ed è invero un'immagine realizzata con suprema coscienza artistica in assoluta coerenza di linguaggio. E gioverà notare come questo si individui in un raro accordo tra il colore che unifica la ricca varietà dei toni in un timbro lapideo e pallente, di una temperie astrale, e la discreta insistenza ritmicizzante della linea, che nel suo svolgersi concreta l'immagine in una scorrevole eppure non facile continuità musicale. La dolce fluenza dei contorni trova aderente commento nel tremulo vibrare delle svirgolature che segnano le pieghe del volto e i ricci della barba, nelle soavi cadenze ritmate delle serpentine curve delle pieghe nelle risvolte del manto. E l'inaccostabile severità dell'immagine è mitigata da uno spirito di dolente umanità..."

mercoledì 7 gennaio 2026

LA RISPOSTA DI BORGESE CIRCA L'ORIGINE DI SICANI E SICULI

L'abitato di Prizzi,
situato nell'area dei monti Sicani.
Fotografie
Ernesto Oliva-ReportageSicilia©


Questione irrisolta, quella dell'origine di Sicani e Siculi. Dei primi, rimane traccia nella denominazione di "monti Sicani" di una vasta area montana fra le province di Palermo e Agrigento; dei Siculi, sembra essersi invece persa ogni memoria anche nella toponomastica dell'Isola. Gli interrogativi sull'identità e sulla provenienza di chi abitò la Sicilia prima dell'arrivo dei coloni dalla Grecia furono così risolti da Giuseppe Antonio Borgese:

"Chi fossero i Sicani e i Siculi che popolarono l'isola prima delle colonizzazioni greche - si legge nella nota introduzione scritta da Borgese nel 1933 all'opera "Sicilia" edita dal Touring Club Italiano - è questione discussa ancora e che forse sarà discussa sempre. Secondo alcuni, tutti e due i popoli sono di ceppo italico, venuti dal continente. Secondo altri, i Sicani erano iberici e i Siculi italici. Una terza dottrina, che oggi incontra favore, è che gli uni e gli altri fossero di origine libico-iberica, i Sicani progenitori dei Siculi, e provenienti dall'Affrica...



Comunque, Sicani e Siculi, Cartaginesi e Arabi, Normanni e Spagnoli, e quanti altri si vogliano nominare, tutti quanti appartengono al sostrato della storia siciliana, sono fusi o nascosti nel suo sottosuolo, e ne formano, se mai, la coscienza subliminale..."

domenica 4 gennaio 2026

CUSTONACI AL TEMPO DELLA FERTILE SPIAGGIA A VIGNETI E ULIVI

Il territorio di Custonaci
ed il monte Cofano in una fotografia
di Ezio Quiresi pubblicata nel 1961
nell'opera "Sicilia" ( II volume )
edita da Sansoni Editore ed
Istituto Geografico De Agostini






"Lido sparso di antichi sepolcri", così scrisse nel 1872 Vito Castronovo di Custonaci nell'opera "Erice oggi Monte San Giuliano in Sicilia: memorie storiche", edita a Palermo. Qualche anno dopo - nel 1919 - quest'angolo di costa trapanese venne così descritta dalla prima Guida Rossa della Sicilia pubblicata dal Touring Club Italiano:

"Si attraversa il piccolo golfo fra Monte San Giuliano ed il bellissimo monte Cofano, i quali digradano verso una spiaggia fertile a vigneti ed ulivi, ove si vede, verso SO, la tonnara di Bonagia, i cui fabbricati circondano un'antica torre; poi un pò più avanti, entroterra, a Torre Cuddia. Il Cofano, ricordato da Polibio, di forma quasi piramidale, forma un promontorio pittoresco fra il piccolo golfo di Bonagia ed è dirupato quasi da ogni parte. 



Più avanti ancora, colla regione ubertosa contrasta la povertà intorno al paesetto di Custonaci. Il monte Cofano, conico ed isolato, sporge in mare, separato dalla punta di Capo S.Vito, che si vede in distanza verso NE, dal Golfo del Cofano. Nello sfondo di questo si alza una magnifica dorsale di monti, di forme assai varie, cadenti con bastionate rocciose sulla pianura inclinata, che viene a morire sulla spiaggia..."  



mercoledì 31 dicembre 2025

IL RIPOSO DEL PESCATORE DI GIUSEPPE MIGNECO


 


IL SONNO DELLA SOLITUDINE DEI SICILIANI DI FORTUNATO PASQUALINO

Siciliani di Comiso.
La fotografia è tratta dall'opera
"Il Sud e le Isole" edita
dalla Banca Popolare di Novara
per la collana "l'Italia: uomini e territorio"
( Novara, 1983 )


Saggista, romanziere, giornalista e "puparo" di adozione laureatosi in filosofia a Catania, nel 1980 Fortunato Pasqualino scrisse della Sicilia e dei siciliani in una calorosa ed erudita introduzione al saggio "Sicilia", edito a Bologna da Zanichelli. Nel libro - una raccolta di 175 fotografie, opera di Pepi Merisio - Pasqualino esplora tramite la formula di "un siciliano a colloquio con se stesso" il carattere della sua isola e dei suoi abitanti, con frequenti riferimenti al pensiero dei filosofi dell'antichità e degli scrittori siciliani fra Ottocento e Novecento

Così l'autore scrive di quegli isolani che sembrano incapaci di comprendere e condividere una realtà comune a tanti altri di loro:  



"Mi pare sia stato Eraclito a sentenziare che

"ciascuno sognando ha un proprio personale universo; da svegli, invece, si ha un mondo in comune"

Ti spieghi così il fatto che il siciliano, come il sonnambulo di Eraclito, ha quasi sempre un suo personale universo e sia restio a condividere il mondo con gli altri, a svegliarsi del tutto, anche perché ostacolato dalla tirannia solare e ancora di più perché favorito dalla tendenza teatrale, dalla capacità di immaginarsi, di fingersi e di recitarsi ragioni e torti degli altri, che perciò si risparmia la fatica di incontrare e di cercar di capire nella loro realtà" 



martedì 30 dicembre 2025

LA PRUA VERSO SPINAZZOLA, NELL'ARCIPELAGO DI PANAREA

Lo scoglio eoliano di Spinazzola.
Fotografia tratta dall'opera citata nel post


"Panarea è la maggiore isola di un piccolo arcipelago costituito da Basiluzzo, Spinazzola, Lisca Bianca, Dattilo, Bottaro, Lisca Nera nonché dai cinque scogli di Panarelli e dai quattro scogli detti Formiche. Questi nuclei vulcanici - si legge nell'opera "La Sicilia", collana "Coste D'Italia", edita nel 1968 a Milano da ENI - emergono da una unica piattaforma profonda 50 metri che a sua volta si innalza sui fondali di 500 metri: da qui l'ipotesi di un unico antico complesso vulcanico. La vita su questi scogli deve essere stata in altri tempi molto più abbondante di adesso: tracce preistoriche e romane sono presenti a Basiluzzo ( c'era anche una darsena d'epoca romana, attualmente sommersa ), greche e romane a Lisca Bianca, mentre dal neolitico alla fine dell'Impero Romano fu abitata Panarea..." 

La fotografia dell'imbarcazione da carico a vela in navigazione con la prua in direzione di Spinazzola e, più oltre, verso Stromboli, è tratta dalla rivista "Le Vie d'Italia", edita dal Touring Club Italiano nell'ottobre del 1949.