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lunedì 31 agosto 2026

I FICHI DI INDIA DI LUC GAUTHER


 



LO SCATTO DI t'SERSTEVENS AI VITELLONI NELLA PIAZZA DI SCIACCA

Saccensi riuniti ai tavolini di un bar.
Fotografia di Albert t'Serstevens,
opera citata nel post


Nel suo viaggio in Sicilia raccontato nell'opera "Sicile, Sardaigne, Iles éoliennes, Itinéraires italiens" (  B. Arthaud, France, 1957 ) Albert t'Serstevens capitò a Sciacca. Qui, in piazza Scandaliato - luogo di passeggio e di ozio dei saccensi - scoprì un gruppo di loro tenacemente seduti ai tavolini dei bar, senza che consumassero alcunché. L'incontro fu documentato da uno scatto fotografico dello stesso t'Serstevens, che lasciò testimonianza dell'esperienza con queste osservazioni:

"La fitta ombra dei platani e delle magnolie, che in parte in popolano questa piazza, offre un rifugio per una vita cittadina all'insegna della tranquillità; una sorta di occupazione, se così si può dire, per una buona maggioranza dei siciliani, anche se sono titolari e beneficiari di un impiego.

Prediligono in particolare i tavolini all'aperto sistemati sotto le fronde dei caffè di quartiere, dove trascorrono lunghe ore seduti senza che vi sia traccia di alcuna consumazione. E' un privilegio degli habitué italiani poter occupare i tavoli di un bistrot senza consumare nulla, a patto, ovviamente, che si facciano servire un espresso o una birra, una o due volte la settimana.

Ci è capitato spesso di non poterci sedere a un tavolino all'aperto perché tutti i posti erano occupati da quei clienti inattivi, a meno che non fossero loro stessi a cederci gentilmente le loro postazioni o non intervenisse il gestore, invitandoli cortesemente a farlo.

In quella piazza di Sciacca sono riuscito a immortalare, con il mio furtivo obiettivo, un gruppo di quegli abituali clienti: erano lì da più di un'ora senza che il cameriere si fosse nemmeno fatto vivo. 

Questa immagine realizza il caffè sognato da Alphonse Allais ( scrittore e umorista francese, n.d.r ), credo: un luogo dove ci si possa sedere senza ordinare nulla, dato che in fondo non ci accomodiamo ai tavolini all'aperto per bere, ma per guardare passare gli altri..."

giovedì 6 agosto 2026

IL RITORNO ESTIVO DI MISTRETTA AL "CIRCOLO UNIONE"

Fotografia
Ernesto Oliva-ReportageSicilia©


Seduti sulle sedie in vimini in una delle sale dello storico Circolo Unione, quattro uomini ultra sessantenni discutono con toni pacati, ricordando storie e personaggi di Mistretta: il loro paese. Uno è un alto dirigente dell'INPS, un altro un ex presidente di tribunale, gli altri due liberi professionisti ben affermati. Tutti - ci informa un socio del Circolo - lavorano e vivono da decenni lontano da Mistretta, "in grandi città italiane". Tornano ogni estate dove sono nati e sono cresciuti, per ritrovarsi insieme e per godersi il fresco: un beneficio oggi prezioso, regalato da un paese arrampicato su una collina che riceve i flussi di aria temperata che si incanalano su un corridoio terrestre che va dalla costa del mar Tirreno sino ai vicini boschi dei Nebrodi

Sino a qualche decennio fa, Mistretta era uno dei più importanti centri della provincia di Messina, potendo vantare un tribunale ed altri uffici amministrativi. Oggi, la popolazione non supera le 5.000 persone e si contano migliaia di abitazioni disabitate. Il Comune sta tentato di dotare il paese di un nuovo istituto penitenziario: un'opera che, nella aspettative dei mistrettesi, potrebbe rilanciare l'economia locale, mitigando lo stillicidio degli abbandoni di un centro abitato che pure vanta scorci edilizi di pregio e due ben curate ville pubbliche.



"Il dinamismo del mondo moderno -  scrisse già nel 1961 Marcello Pacini nell'opera "Sicilia", edita da Sansoni e dall'Istituto Geografico de Agostini - si ripercuote qui, dunque, sotto l'aspetto doloroso della peregrinazione, della fuga. L'intimità di pensieri che le foreste dei Nebrodi sembrerebbero suggerire diviene allora prerogativa soltanto del turista che vi giunge da lontano e può lasciar vagabondare lo sguardo sulle verdi vallate o verso il mare mosso dalla visione delle Eolie. Per chi vi è nato lo spazio immenso delle montagne è una prigione, una dannazione..."

lunedì 3 agosto 2026

I RITRATTI SICILIANI DI "TEMPO" NEI GIORNI DELLO SBARCO ALLEATO



"Da una settimana si combatte all'ultimo sangue sul territorio della Sicilia contro l'invasione nemica. L'isola mediterranea assume un'importanza capitale e forse decisiva nei confronti delle sorti del conflitto. Dietro il fronte dell'Asse, il popolo siciliano cacciato dalle sue case dalla furia dei bombardamenti, è il vero protagonista della tragedia che si compie sulla antichissima terra. Sulle porte dell'Europa preme la massa degli eserciti anglosassoni, sale per i monti Iblei..." 

Così il settimanale "Tempo" edito da Mondadori il 22 luglio del 1943 diede conto dello sbarco delle forze alleate in Sicilia in quella che prese il nome di "Operazione Husky". Alla data di pubblicazione della rivista, le truppe americane avevano appena occupato Enna; quelle canadesi erano invece riuscite a mettere piede ad Assoro e Leonforte, ingaggiando per giorni in quel territorio una durissima battaglia con i soldati tedeschi ed italiani.



Quel numero di "Tempo" stampato in coincidenza con l'inizio della liberazione dell'Italia dal nazi-fascismo, dedicò allo sbarco alleato nell'Isola una copertina intitolata "Gente di Sicilia": vi si scopre il volto dall'espressione intensa di una giovane donna, mentre nelle pagine interne trovò spazio la fotografia di un contadino in posa con due ragazzini ed un bambino.